Progetti di riferimento

Toni-Areal
Zurigo, Svizzera
Committente: Allreal Generalunternehmung AG, Zurigo (CH)
Architetto: EM2N ARCHITEKTEN AG, Zurigo (CH)
Progettazione illuminotecnica: Vogt und Partner, Winterthur (CH)
Progettazione impianti elettrici: Bürgin und Keller, Adliswil (CH)
Installazione impianti elettrici: Alpiq InTec Ost AG, Zurigo (CH)
Fotografie: Markus Frietsch
È stato uno dei più grossi progetti edili di Zurigo ed anche una delle trasformazioni più ambiziose. Il Toni-Areal si trova nella Pfingstweidstrasse, a Zurigo ovest. Occupata un tempo da una delle più grandi centrali del latte di tutta Europa, quest’autunno l’area è tornata a rivivere in modo del tutto nuovo con un moderno campus universitario. Zumtobel ha fornito l’impianto d’illuminazione formato da 5.500 apparecchi TECTON.

Nuovo fascino di un’architettura industriale
La storia inizia nel 2005, quando ci si chiese come riqualificare un’area nel cuore di Zurigo ovest che risaliva agli anni ‘70. L’intenzione era di trasformarla in un centro culturale di rilievo, che non fosse uno dei tanti complessi di uffici e che conservasse la memoria industriale del passato. In seguito a uno studio di fattibilità si è dunque deciso di destinare i 24.435 metri quadrati del cosiddetto Toni-Areal alla sede centrale dell’accademia delle arti (Zürcher Hochschule der Künste, ZHdK) e a quella di scienze applicate (Zürcher Hochschule für Angewandte Wissenschaften, ZHAW). Il successivo bando di gara è stato vinto dallo studio di architetti EM2N. Nell’autunno del 2007 sono cominciati i lavori di questo ambizioso progetto, con un investimento di 350 milioni di franchi svizzeri.

A settembre 2014, subito prima dell’inizio dell’imminente anno accademico, si sono trasferite nella nuova struttura circa 5.000 persone fra studenti, docenti e collaboratori. Nel campus trovano posto anche 100 appartamenti con giardino sul tetto e un garage interrato con 240 posti auto. Non mancano nemmeno sale per manifestazioni e aree ad uso commerciale. Nel complesso è nata un’infrastruttura moderna in grado di far interagire molte discipline in un unico luogo ma anche e soprattutto di offrire qualità formativa e competitività internazionale dell’ateneo.

L’architettura del campus si riallaccia a quella del vecchio complesso industriale e lascia trasparire uno spazio eterogeneo con interessi diversi, cosa che riguarda anche l’illuminazione. Anzi, è proprio la concezione della luce a giocare con questa eterogeneità: il suo scopo non è quello di dare una luminosità uniforme bensì di suddividere le zone in modo da instaurare un dialogo fra chiari e scuri. Al contempo l’impianto illuminotecnico è capace di trasformarsi al pari dello stesso Toni-Areal. Da un lato fornisce condizioni visive ideali per studiare e per comunicare, dall’altro incornicia la creatività dell’ambiente offrendo agli studenti la luce più adatta alle loro esposizioni.

Il protagonista di una concezione illuminotecnica così concepita è un sistema modulare in grado di rendere giustizia alle complesse esigenze di flessibilità e individualità: TECTON, un programma di apparecchi che sa assumere le funzioni più svariate in quanto altamente versatile, compatibile e ampliabile. La base di questo sistema di file continue è data da un binario portante che contiene un profilo elettrificato a 11 poli. Ciò vuol dire che il binario trasporta tutte le funzioni necessarie: alimentazione di corrente, comandi della luce e illuminazione di emergenza. Nelle 1.400 aule del campus sono stati montati più di 33 chilometri di binari TECTON.

Nel periodo decisivo erano presenti in cantiere oltre 600 elettricisti, che sulle file continue hanno installato fra l’altro più di 5.500 singoli apparecchi TECTON. Le ottiche e gli schermi variano a seconda delle zone, ma nel momento in cui cambino le esigenze potranno essere sostituiti o integrati senza problemi.

Zumtobel. La luce.

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Soluzioni illuminotecniche
La facoltà di economia di Vienna
Vienna, Austria
Committente: Projektgesellschaft Wirtschaftsuniversität Wien GmbH, Vienna (AT); Library and Learning Center (LLC): BIG Bundesimmobiliengesellschaft mbH, Vienna (AT)
Architetto: LLC: Zaha Hadid Architects, Amburgo (DE)
Progettazione illuminotecnica: LLC: Arup, Lighting Design, Berlino (DE)
Progettazione impianti elettrici: LLC: Vasko + Partner Ingenieure, Vienna (AT)
Installazione impianti elettrici: ARGE KM/E (Klenk&Meder / EMC), St. Pölten (AT)
La facoltà universitaria di economia del Prater Verde non è soltanto uno dei più grandi progetti di costruzione di Vienna, ma anche una pietra miliare nel panorama austriaco della formazione. L’intera università, costruita in collaborazione con la Bundesimmobiliengesellschaft (società degli immobili federali), è concepita sotto forma di campus e comprende vari edifici alla cui progettazione hanno partecipato sei studi di architetti di tutto il mondo: Zaha Hadid con il suo studio di Amburgo, Peter Cook del londinese Crab Studio, lo studio NO.MAD Arquitectos di Madrid, la catalana Carme Pinós, l’architetto giapponese Hitoshi Abe e Laura Spinadel dello studio viennese BUS. Il risultato, vario e selvaggio, è un divertente mix di architettura contemporanea.

Il campus della conoscenza
Il centro di questo campus di nove ettari è costituito dal Library & Learning Centre (LLC) di Zaha Hadid. Con i suoi spigoli appuntiti e le sue linee audaci, l’espressivo edificio che si proietta in avanti sulla piazza antistante ricorda molto una futuristica centrale di comando. Anche all’interno predomina un’estetica da navicella spaziale, con pareti drammaticamente oblique, bordi arrotondati e passerelle lunghe e strette che si estendono da un’estremità all’altra dello spazio. Il Library & Learning Centre è fiancheggiato da stretti edifici, quasi sempre bianchi e neri, che ospitano uffici e istituti. In vistoso contrasto con i primi troviamo il Teaching Center (TC), con un inviluppo in acciaio Corten, e l’Institute’s Cluster rosso, arancione e giallo di Peter Cook.

Lo stile eterogeneo dei sei architetti progettisti ha rappresentato una sfida anche per gli addetti alla progettazione dell’illuminazione. Da una parte, infatti, si doveva adeguare il progetto illuminotecnico allo spirito architettonico, attenuandolo o vivacizzandolo a seconda dei casi, ma dall’altra si doveva minimizzare il numero di prodotti nell’ottica di un facility management semplice ed efficiente. In totale sono stati utilizzati circa 12.000 apparecchi, tra cui lampadari, apparecchi coperti per illuminazione indiretta e numerose soluzioni illuminotecniche personalizzate, oltre a sette chilometri di file continue.

L’intero campus, che al momento ospita circa 23.000 studenti e 1.500 addetti, è stato costruito come “Green Building”. Questo include anche l’impiego di prodotti per illuminazione efficienti e sostenibili, come ad esempio la linea luminosa SLOTLIGHT II, l’apparecchio a sospensione CLARIS II e gli apparecchi LED della serie PANOS INFINITY. L’intera illuminazione è gestita in tutti gli edifici tramite un comando bus KNX comune, con segnalatori di movimento inseriti nei vani scale e nei bagni e un controllo dell’illuminazione in funzione della luce diurna all’interno degli uffici. Rispetto alle soluzioni tradizionali, questa combinazione consuma molta meno energia in condizioni di utilizzo normali.

La particolarità della commessa consiste nel fatto che in questo progetto Zumtobel non ha avuto soltanto il ruolo di rivenditore e fornitore, ma è stata anche responsabile dell’intero montaggio mediante la creazione di un consorzio con quattro aziende elettriche.

Zumtobel. La Luce.

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Soluzioni illuminotecniche
:envihab Deutsches Zentrum für Luft- und Raumfahrt
Colonia, Germania
Committente: Deutsches Zentrum für Luft- und Raumfahrt, Colonia (DE)
Architetto: Grass Kramer Löbbert e Prof. Uta Graff Architekten, Berlino (DE)
Progettazione illuminotecnica: Carpus + Partner AG, Hattersheim (DE)
Progettazione impianti elettrici: Carpus + Partner AG, Hattersheim (DE)
Installazione impianti elettrici: R+S Solutions GmbH, Radebeul (DE)
PROGETTAZIONE DELL’ILLUMINAZIONE: Schlotfeldt Licht, Berlino (DE)
Nel nuovo laboratorio di ricerca «:envihab», l’Istituto di Medicina Aeronautica e Spaziale del DLR studia, accanto alle conseguenze dell’assenza di gravità, anche gli effetti fisiologici della luce sull’uomo. Due aspetti interessanti, non solo per chi viaggia nel cosmo.

Le infinite ampiezze del cosmo iniziano proprio accanto all’aeroporto di Colonia, ma qui non troviamo rampe di lancio poiché i viaggi verso l’orbita e oltre si svolgono a terra. Qui, presso l’Istituto di Medicina Aeronautica e Spaziale del DLR (Deutsches Zentrum für Luft- und Raumfahrt, agenzia spaziale tedesca che si occupa delle ricerche nazionali nei settori dell’aviazione e del volo spaziale) vengono simulati gli effetti della permanenza prolungata a bordo di un veicolo spaziale. L’attenzione dei ricercatori si concentra soprattutto sull’assenza di gravità, che provoca mutamenti fisiologici complessi come regressioni ossee o muscolari.

Imparare dal cosmo

Per questo genere di studi oggi è disponibile un nuovissimo centro di ricerca, l’“:envihab”, protetto e alimentato da una costruzione lunga e leggera dalla facciata bianca perforata situata esattamente di fronte al vecchio edificio dell’Istituto sull’area del DLR. “:envihab” sta per “environment” e “habitat”, qui si svolgono ricerche come lo “studio sul riposo a letto”, un test che può durare da uno a tre mesi durante il quale ai soggetti esaminati viene richiesta una sola cosa: restare a letto. Questa direttiva è talmente rigorosa che i soggetti vengono trasferiti su un lettino speciale persino per fare la doccia. La testa è sempre situata più in basso rispetto alle gambe poiché la superficie d’appoggio è inclinata di sei gradi: secondo i ricercatori è una posizione particolarmente adatta per simulare l’assenza di gravità. Solo per questi “studi sul riposo a letto”, nell’“:envihab” sono disponibili dodici camere per i soggetti esaminati, integrate dai già citati locali riscaldati per fare la doccia da coricati, da una cucina completa e da una sala comune. Quest’ultima non serve per il periodo di riposo prolungato da coricati, bensì per gli studi di isolamento in gruppo che riproducono i lunghi viaggi nel cosmo.

Nel laboratorio dell’“:envihab” dedicato al sonno e alla fisiologia si affrontano anche tematiche molto “terrestri”. Qui, ad esempio, si studiano gli effetti del lavoro a turni, della carenza di sonno o degli orari di lavoro irregolari e l’influsso della luce. Il ritmo circadiano della luce diurna definisce le fasi di sonno e veglia dell’uomo; appositi recettori presenti nella retina registrano la variazione delle percentuali di luce a onda corta e controllano la stanchezza dispensando la melatonina. Nei laboratori del sonno questo ritmo può essere spostato o addirittura interrotto in modo mirato, il che consente di osservare gli effetti sul benessere, sulla salute e sul rendimento. La luce diffusa e variabile necessaria per questi studi è fornita dai soffitti luminosi a LED delle sale destinate ai soggetti esaminati, ma anche nei luoghi in cui le persone testate vengono esaminate con il metodo della tomografia a emissione di positroni (PET-MRT).

Zumtobel ha sviluppato il soffitto luminoso modulare insieme all’Istituto DLR: i suoi elementi LED CIELOS, tramite il controllo LITENET, sono in grado di generare colori e densità luminose in modo esatto e dinamico. Ad esempio è possibile cambiare l’intensità della luce in continuo e senza sfarfallio fino a una luminosità minima e variare a piacimento lo spettro RGB. L’altezza d’installazione ridotta, la lunga durata e i vari aspetti legati alla manutenzione sono state ulteriori argomentazioni che hanno orientato la scelta su un soffitto luminoso in versione LED. Le conoscenze derivanti da questi studi sul ritmo circadiano hanno anche lo scopo di indagare sull’interazione tra luce, condizione mentale e prestazioni, ma anche di illustrare con chiarezza quali sono le caratteristiche che la luce deve avere per prevenire i rischi dovuti all’affaticamento sul luogo di lavoro o gli effetti del jet lag.

L’“:envihab”, però, non è composto solo dal laboratorio dedicato al sonno e alla fisiologia: sotto lo stesso tetto sono riuniti ben otto moduli di ricerca e lo sono nel vero senso della parola, poiché l’architettura si basa sul principio della “casa nella casa”. Tutti i moduli e il grande auditorium sono disposti come volumi separati sotto la struttura del tetto, che definisce l’aspetto esterno dell’edificio e in effetti è più di una semplice copertura: nella
struttura portante in acciaio si trovano infatti tutte le infrastrutture tecniche dell’immobile. Grazie a questo artificio, i 3.500 metri quadrati dell’interno hanno un aspetto ordinato e ben articolato (fatto piuttosto atipico nel campo della ricerca).

L’“:envihab” incarna anche una nuova idea di ricerca: se in precedenza si lavorava in strutture meramente funzionali, oggi l’impressione esercitata sull’opinione pubblica ha un ruolo sempre più importante. Oltre che all’esterno, questo cambio di paradigmi è visibile soprattutto all’interno. Dall’ingresso situato al pianterreno si attraversa un vano scala ampio e allestito in modo piacevole per giungere alla grandiosa entrata. L’auditorium, con i suoi 150 posti e l’infrastruttura dedicata alla ristorazione, è un luogo concepito per gli eventi esterni. Anche se si trova sotto il livello del suolo, tutto l’interno sorprende per la grande quantità di luce diurna: il merito, oltre che della fascia perimetrale in vetro tra pavimento e tetto, è dei sei cortili a lucernario attraverso i quali la luce penetra verticalmente nell’edificio in vari punti e che rappresentano il collegamento con il cielo, sposando alla perfezione la tematica centrale del DLR qui interpretata dagli architetti con grande maestria.

Dal momento che l’uso pubblico è difficilmente compatibile con le delicate esigenze della ricerca, una parete divisoria crea una separazione funzionale tra le due aree. Tuttavia, trattandosi di vetro, il volume spaziale resta vivibile nella sua interezza insieme ai singoli moduli. Al centro si trova un elemento cilindrico con parete in calcestruzzo massiccio che contiene una centrifuga a braccio corto: con il suo aiuto si studia la possibilità di utilizzare in modo mirato la forza di gravità aumentata per contrastare i rischi per la salute dovuti all’assenza di gravità. I risultati, inizialmente riferiti alle permanenze prolungate nel cosmo, portano anche a nuove conoscenze su osteoporosi, atrofia muscolare o patologie circolatorie … Tanto per restare con i piedi per terra.

Zumtobel. La Luce.

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Soluzioni illuminotecniche
CMP – Center for Mobile Propulsion
Aquisgrana, Germania
Committente: Bau- und Liegenschaftsbetrieb NRW, Geschäftsstelle Aquisgrana (DE)
Architetto: Lepel & Lepel Architektur Innenarchitektur, Colonia (DE)
Progettazione illuminotecnica: a•g Licht GbR, Bonn (DE)
Progettazione impianti elettrici: ZWP Ingenieur-AG, Colonia (DE)
Un nuovo immobile dedicato alla ricerca con esigenze d’uso che non potrebbero essere più svariate: gli architetti Lepel & Lepel di Colonia, con il loro progetto per il centro di ricerca e sviluppo sulle tecnologie dei motori per l’RWTH di Aquisgrana, hanno portato a termine questo compito in maniera ottimale. Fin dall’inizio i progettisti hanno optato per una separazione spaziale delle funzioni di ricerca e amministrazione/didattica. Hanno infatti progettato due edifici contrastanti, i cui differenti utilizzi si rispecchiano nello sviluppo tecnico e spaziale. L’immobile amministrativo arcuato con pianta a Z offre la massima flessibilità in termini di spazi interni. Visto che già si sa che in futuro le esigenze dell’attività didattica e amministrativa potrebbero cambiare, la struttura portante di ampio respiro permette svariate ripartizioni degli spazi. Le fasce perimetrali sulle facciate sottolineano la struttura orizzontale e l’utilizzabilità universale dell’edificio.

Grazie alle vetrate alte quanto i piani, da tutti i lati penetra all’interno una grande quantità di luce naturale che assicura un’illuminazione uniforme delle superfici degli uffici. Per l’illuminazione complementare delle postazioni di lavoro con luce artificiale, gli architetti hanno cercato una soluzione che da una parte supportasse l’auspicata flessibilità nella ripartizione degli spazi e dall’altra si adattasse alla configurazione formale essenziale dell’edificio. Insieme allo studio a∙g Licht di Bonn, con ECOOS si è trovato un prodotto che ha soddisfatto al meglio tutti i criteri e le esigenze. A convincere il committente, oltre all’alta qualità della luce, sono anche e soprattutto i costi operativi inferiori in una prospettiva a lungo termine.

Il centro di collaudo dei motori si presenta in modo totalmente opposto, con un capannone dal corpo esteso in lunghezza. La facciata in calcestruzzo a vista di colore scuro, con le finestre costituite solo da strette fessure, sottolinea questo carattere. L’interno è rigorosamente organizzato e strutturato, in linea con le condizioni tecniche e spaziali dei banchi prova. Malgrado le strette finestre a fessura, che non permettono di vedere l’interno dall’esterno, attraverso i lucernari realizzati nel tetto penetra comunque una quantità sufficiente di luce naturale per questo capannone industriale di due piani. Inoltre, il sistema di file continue TECTON garantisce l’orientamento e un’illuminazione ottimale delle postazioni di lavoro. Già collaudato in ambito industriale, TECTON riunisce tutti gli elementi necessari per questo progetto: ottima qualità della luce anche da grandi altezze, flessibilità nell’utilizzo degli spazi, grande efficienza e facilità di manutenzione.

In questo progetto energetico così evoluto si cela una particolarità: la grandissima quantità di calore residuo che si genera durante i test dei motori può essere sfruttata per il riscaldamento degli edifici. Un approccio previdente, per un riutilizzo intelligente dell’energia che torna a vantaggio dell’uomo e dell’ambiente.

Zumtobel. La Luce.

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Soluzioni illuminotecniche
Peter Doherty Institute
Melbourne, Australia
Committente: The University of Melbourne, Melbourne (AU)
Architetto: Grimshaw Billard Leece, Melbourne (AU)
Progettazione illuminotecnica: S2F/SKM, Melbourne (AU)
L’Università di Melbourne è Gold Sponsor ufficiale del Green Building Council Australia, che fin dalla sua fondazione avvenuta nel 2002 assegna a progetti ecologici di spicco le ambite “Green Stars”. Parte della politica dell’università consiste nel perseguire la certificazione GreenStar con ogni ristrutturazione e ogni nuova costruzione eseguite nel campus universitario. Il Peter Doherty Institute, recentemente ultimato, è considerato l’unico istituto di ricerca del suo genere nell’emisfero australe ed è stato premiato con un rating di cinque stelle “Green Star”.

“In un edificio complesso come questo, che ospita laboratori, il consumo elettrico è da cinque a dieci volte superiore rispetto a un normale immobile per uffici”, afferma Chris White, Executive Director of Property and Campus Services dell’Università di Melbourne. “Pertanto in questa costruzione è fondamentale fornire un contributo determinante al risparmio energetico e alla salvaguardia delle risorse.” Il risultato è un edificio high tech di dieci piani con una superficie utile di 25.000 metri quadrati, cogenerazione, utilizzo delle acque grigie e tetto piantumato. Il Peter Doherty Institute è progettato in modo tale da consumare ben il 50 % di corrente elettrica in meno rispetto a un immobile simile della stessa dimensione.

I progettisti di questo efficientissimo edificio, che sul lato nord rivolto verso il sole è rivestito con una facciata continua in vetro a doppio strato, sono i Grimshaw Architets, attivi a livello internazionale, in collaborazione con l’Accademia Billard Leece, specializzata in strutture per la ricerca e la salute. Ove possibile si è rinunciato a materiali che richiedono un’attività di produzione intensa, come l’alluminio; al loro posto è stato integrato nella costruzione il legno con certificazione FSC, per un valore di 5,2 milioni di dollari. Inoltre la costruzione massimizza per quanto possibile lo sfruttamento della luce diurna. Ma non in alcuni laboratori.

I severi requisiti di alcuni settori hanno richiesto di evitare in larga misura la luce naturale e si è quindi optato per circa 2.000 apparecchi da ufficio LUCE MORBIDA V. Con 1,25 Watt e 100 Lux al metro quadro, gli apparecchi da incasso sono configurati e posizionati in modo tale da creare l’effetto di una luce solare chiara che scende dai lucernari. Per i circa 700 ricercatori e ricercatrici che lavorano al “Doherty”, infatti, è necessario creare condizioni di lavoro ottimali, favorevoli e in grado di aumentare la concentrazione e la motivazione.

Negli altri settori del “Doherty” sono state utilizzate fonti luminose discrete e armoniche. La sfida consisteva nel limitare luce e ombre per sottolineare la geometria fluida e rafforzare l’effetto visivo degli elementi in legno dalla forma organica. I materiali utilizzati sono esclusivamente naturali. Gli apparecchi disposti in modo lineare accentuano le forme organiche, che creano un equilibrio con il design semplice e funzionale dei laboratori.

Zumtobel. La Luce.

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Soluzioni illuminotecniche
Manillaskolan
Stoccolma, Svezia
Committente: Akademiska Hus, Solna (SE)
Architetto: Metod Arkitekter AB, Uppsala (SE)
Progettazione illuminotecnica: MIAB/Tyréns AB Simon Baczkowski, Stoccolma (SE)
Progettazione impianti elettrici: MIAB/Tyréns AB Simon Baczkowski, Stoccolma (SE)
Installazione impianti elettrici: Ohmegi Elektro AB, Sollentuna (SE)
»Manillaskolan« è una scuola per sordomuti, nel suo genere la più antica della Svezia. Venne fondata nel 1809 da Pär Aron Borg e fino al 2013 si trovava in un palazzo storico del 1864 sull’isola Djurgården a est di Stoccolma. Una volta gli insegnamenti impartiti agli allievi avvenivano esclusivamente nel linguaggio dei segni sviluppato da Borg per la Svezia. Le materie erano religione e tecniche artigianali ma anche lingua e letteratura, matematica, geografia e scienze naturali. Negli ultimi anni però i continui sviluppi tecnologici hanno permesso di impostare l’insegnamento sempre di più in maniera bilingue. Oggi infatti sono molti i sordomuti che con appositi apparecchi acustici e con un’opportuna preparazione vocale riescono a pronunciare fonemi. Questo fatto è destinato a cambiare radicalmente l’assetto odierno e futuro delle aule. Mentre in passato le questioni acustiche non avevano alcuna importanza, con i nuovi metodi didattici bisogna invece tenerne conto.

In tale contesto la stessa illuminazione acquista un ruolo essenziale. L’uniformità della luce e l’assenza di abbagliamenti è di forte aiuto alle lezioni nel linguaggio dei segni. Un aspetto ancor più importante è che gli alimentatori dei corpi illuminanti non devono emettere il minimo rumore poiché altrimenti interferiscono con gli apparecchi acustici degli scolari. Dopo aver testato diversi prodotti, si è visto che LIGHT FIELDS LED sono gli unici a possedere in pieno questi requisiti.

Oggi la Manillaskolan si trova in una nuova sede nel centralissimo quartiere Kungsholmen. Qui negli ultimi anni si è andato sviluppando un campus per varie scuole e istituti pedagogici speciali alloggiati in quelli che una volta erano gli edifici dell’università di Stoccolma. Già prima della ristrutturazione gli allievi, i genitori e gli insegnanti hanno avuto modo di testare aule di prova e di discutere le loro aspettative. Il risultato è che ora i ragazzi dispongono di infrastrutture moderne e diversificate che si adattano nel migliore dei modi alle loro esigenze.

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Soluzioni illuminotecniche
Reykjavik University
Reykjavik, Islanda
Committente: EFF, Reykjavik (IS)
Architetto: Henning Larsen Architects, Copenaghen (DK); ARKIS Architects, Reykjavik (IS)
Progettazione illuminotecnica: VERKIS, Reykjavik (IS)
Installazione impianti elettrici: Rafmiolum hf, Reykjavik (IS)
Nordica trasparenza

A metà strada fra gli ormai consolidati centri scientifici dell’Europa e del Nord America, l’Università di Reykjavik si evolve e sta diventando una delle migliori per ricerca e tecnologia. Merita di essere citata anche la sua concezione architettonica: le singole facoltà sono disposte a stella attorno ad una hall centrale di forma circolare. La loro apertura a ventaglio offre scorci del paesaggio circostante, boschi e spiagge. Di conseguenza tutti gli ambienti possiedono la straordinaria qualità dell’inserimento nella natura ma non solo: la luce naturale infatti li illumina e li riscalda – un aspetto essenziale ai fini della sostenibilità di quest’edificio in cui le tecnologie all’avanguardia non sono soltanto vissute ma costituiscono materia di studio.

In buona parte della costruzione i progettisti hanno previsto soffitti di lamiera perforata in cui bisognava integrare anche l’illuminazione. Le esigenze erano molte, e per tale motivo i committenti hanno indetto una gara d’appalto. L’argomento convincente di Zumtobel: pur con dimensioni contenute e con schermature antiabbagliamento assolutamente a norma, il rendimento degli apparecchi T5 è stato migliorato del 15 per cento rispetto a quello delle tecnologie standard. Ne sono responsabili i riflettori laterali traslucidi, i mini-schermi ottimizzati e gli accorgimenti con cui la temperatura di esercizio delle lampade è quella ideale. Dal punto di vista formale, gli apparecchi convincono per la loro costruzione modulare che si adatta alle differenti esigenze visive di aule, sale per seminari, uffici, biblioteche o zone di passaggio. Sono montati su profili portanti, come wallwasher o anche a fascio libero.

Il sistema LUXMATE LITENET per il comando di luce e serrande è stato programmato appositamente per le particolari condizioni di luce del nord, dove per lunghi periodi i raggi del sole rimangono bassi. All’ottimizzazione dell’efficienza e del comfort si è aggiunta la possibilità di reagire in modo rapido e flessibile ai cambi di destinazione delle superfici. A tale scopo quasi tutti gli apparecchi sono stati provvisti dei cosiddetti reattori Dimming On Demand (DOD). Dato il grande numero di punti luce il risparmio di costi risulta ingente.

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Soluzione illuminotecnica
EPFL Rolex Learning Center
Losanna, Svizzera
Committente: Losinger Construction SA, Bussigny (CH)
Architetto: SANAA, Tokio (JP)
Progettazione impianti elettrici: Scherler SA, Le Mont/Losanna(CH)
Installazione impianti elettrici: ETF, Bulle (CH)
Ambiente movimentato

Il padiglione progettato dallo studio SANAA, con i suoi patii rotondi e le sue diafane membrane, è il nuovo cuore del campus universitario della École Polytechnique Féderále di Losanna. Nei 17.000 m² di area trovano posto una grande biblioteca, sale di riunione, postazioni per gli studenti, uffici per i ricercatori, caffè, un ristorante di prima scelta, una libreria, un auditorium polifunzionale ed anche – come tipicamente in Svizzera – una banca. Agli architetti, vincitori del premio Pritzker, premeva non soltanto la funzionalità degli spazi progettati: la nuova struttura infatti intende promuovere lo scambio interdisciplinare degli studiosi e soprattutto valorizzare il posizionamento della EPFL nel panorama globale della ricerca.

L’edificio è formato da un unico vano open space che con le sue flessibili suddivisioni dà subito l’impressione di enorme apertura. L’articolata topografia di soffitti e pavimenti si traduce in un ambiente affascinante dove le diverse zone sono delimitate da scene di luce. Il soffitto cambia non soltanto con la luce diurna ma anche con quella artificiale che diffonde. La costruzione è certificata Minergia: date le sue dimensioni, ed anche per via dell’illuminazione indiretta prevista dallo studio SANAA, era necessario scegliere apparecchi con un rendimento molto elevato.

Allo scopo di ottenere situazioni di luce molto differenziate servendosi di un unico elemento, sono stati sviluppati apparecchi speciali montati in disposizioni singole, doppie o triple. I loro supporti orientabili ne consentono diverse angolature verso il soffitto a riflessione diffusa. Complessivamente gli apparecchi sono 282: funzionano con una lampada a ioduri metallici HIT da 35 Watt, con un apposito sistema di riflettori IOS, e molti possiedono in aggiunta una lampada alogena da 100 Watt come luce di emergenza. Nei soffitti di lobby e foyer sono incassati apparecchi LED ed eleganti linee luminose che accompagnano la luce funzionale con accenti decorativi. Gli uffici costruiti come piccole unità rotonde ricavano una piacevole atmosfera da piantane minimaliste.

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Soluzione illuminotecnica
Centro universitario Tomáš Bata
Zlín, Repubblica Ceca
Committente: Tomáš-Bata-Universita, Zlín (CZ)
Architetto: Al Design s.r.o. e Eva Jiricna Architects, Praga (CZ)
Studiare con piacere

Il nuovo centro universitario Tomáš Bata di Zlín può essere considerato il simbolo di come la città investe nei suoi abitanti e nel loro futuro: un rispettoso omaggio agli ideali visionari dell’industriale filantropo che gli ha dato il nome.

L’inusuale costruzione poggia su due blocchi a forma di falce in cui trovano posto aule, sale di studio e archivi. Al centro si estende un luminoso e riposante atrio illuminato dall’alto. I vani scale in cima e in fondo alla facciata ricurva formano il collegamento verticale tra le gallerie che si dipartono dall’atrio conferendo alla forma dell’edificio un aspetto razionale e trasparente. Questa struttura chiara, tipica dell’architetta Eva Jiřičná, si rispecchia anche nella concezione illuminotecnica.

La linearità dell’edificio è sottolineata da linee luminose SLOTLIGHT che si snodano attraverso i locali. Il linguaggio geometrico riposante è ripreso anche dagli apparecchi CLARIS II, impiegati spesso nelle installazioni scolastiche. Nell’atrio centrale questi formano una fila continua lunga 54 metri. Dalla combinazione di luce diretta e indiretta deriva un’atmosfera calda, omogenea e diffusa. Nelle altre aree principali sono montati sistemi SLOTLIGHT e MIREL II per integrare la luce riflessa dall’atrio. Nelle biblioteche e nelle sale dei computer ritroviamo marcate linee architettoniche che gli apparecchi MIREL II seguono fornendo un’illuminazione uniforme e priva di abbagliamenti.
Lungo le finestre e i bordi degli elementi strutturali, i soffitti e le pareti nascondono lampade fluorescenti che mettono in risalto il linguaggio architettonico. L’università Tomáš Bata rappresenta una soluzione esemplare di come la luce possa essere integrata in una concezione costruttiva.

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Soluzione illuminotecnica
Royal Northern College of Music
Manchester, Inghilterra
Committente: Royal Northern College of Music, Manchester (GB)
Architetto: MBLA Architects + Urbanists, Manchester (GB)
Progettazione impianti elettrici: Gifford and Partners, Manchester (GB)
Una vetrina della musica 

Il nuovo Royal Northern College of Music costruito nel centro storico di Manchester è un edificio che si fa notare. Dal sovrapporsi di una serie di cubi nasce una geometria monumentale che apparentemente sembra contrapporsi alla vera destinazione della struttura – la musica con tutta la sua leggerezza. L’area disponibile, assai ristretta, è stata sfruttata in modo ideale facendo ricorso a una barriera acustica contro i rumori del traffico; allo stesso tempo questa funge da vetrina del College. Attira anche l’illuminazione fatta di downlights con cambi di colori che trasformano l’ambiente in un luminoso box: gli effetti spettacolari della luce catturano l’interesse dei passanti. All’interno l’illuminazione si basa su canali LIGHTTOOLS, montati a filo soffitto, che integrano quattro diversi tipi di elementi: faretti, downlights, apparecchi lineari e wallwasher.

In quasi tutte le sezioni sono presenti vetrate e lucernari che portano all’interno luce diurna in grande quantità. Nel momento in cui questa non basta, il sistema di gestione aggiunge la dose necessaria di luce artificiale. Colori simpatici e mobili ergonomici perfezionano un ambiente dove studiare volentieri: flessibile e confortevole, ma allo stesso tempo molto attento alle risorse.
Secondo Craig Jackson dello studio Gifford and Partners, consulente del progetto illuminotecnico, le complesse esigenze acustiche hanno avuto un’influenza diretta sulla scelta dell’illuminazione. „Gli apparecchi devono essere stabili e non presentare in alcun modo elementi che possano vibrare a causa del suono degli strumenti musicali“, spiega Jackson. Questa particolare problematica è stata risolta con apparecchi da incasso LIGHTFIELDS, provvisti di ottiche a micropiramidi che diffondono una luce omogenea e priva di abbagliamenti, ideale per favorire la concentrazione dei giovani talenti.

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soluzione illuminotecnica
Accademia cattolica KHBO
Bruggia, Belgio
Committente: KHBO, Katholieke Hogeschool, Brugge Oostende (BE)
Architetto: Tijdelijke Vereniging S.A.R. – De Vloed, Heusden-Destelbergen (BE)
Progettazione impianti elettrici: Studiebureau De Klerck Engineering, Bruggia (BE)
Installazione impianti elettrici: Electro Entreprise NV, Gullegem (BE)
Emblema architettonico

La nuova sede dell’Accademia cattolica di Brügge si pone come emblema architettonico apparentemente pieno di contraddizioni. Dal lato che guarda la strada l’edificio appare chiuso, con un’unica finestra nel reparto di studio, mentre verso il campus diventa estremamente aperto. Dall’abbinamento di acciaio, vetro, calcestruzzo e legno nascono stimolanti contrasti. Il principio di costruzione è modulare, tale da poter seguire nuove esigenze di studio che si presentino in futuro.

L’atrio è concepito come punto d’incontro tridimensionale, con larghi scaloni, gallerie aperte, panche e punti dove studiare. In tutto l’edificio gli architetti hanno richiesto un’illuminazione prevalentemente indiretta. Per l’atrio è stato scelto il sistema di proiettori/specchi MIROS, una soluzione ideale sia dal punto di vista architettonico che illuminotecnico, in grado di fornire una luminosità omogenea e senza abbagliamenti in sale alte anche 10 metri. La sua luce calda forma un interessante contrasto con la freddezza dell’architettura di vetro e calcestruzzo. Koen De Klerck spiega in sintesi la scelta: „Abbiamo cercato di valorizzare l’architettura e il contesto di tutto l’edificio servendoci di una luce sia funzionale che d’atmosfera. Tutto questo tenendo conto sia della flessibilità che delle problematiche di manutenzione.“ Il sistema di proiettori/specchi sembra essere parte integrante della costruzione. È montato anche nei due auditorium e nella caffetteria.

Il percorso che parte dall’atrio conduce alle aule e alle sale per seminari disposte in tre imponenti blocchi. Qui l’impianto illuminotecnico è realizzato con apparecchi MIREL incassati a filo soffitto. Nelle zone di passaggio un profilo speciale ad emissione indiretta diffonde una piacevole luce senza abbagliare.

Zumtobel. La Luce.

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soluzione illuminotecnica
Hochschule Gent – Campus Schoonmersen
Gand, Belgio
Committente: Hogeschool Gent, Campus Schoonmeersen (OLC), Gand (BE)
Architetto: cv baro, Gand (BE)
Installazione impianti elettrici: Technum, Sint-Denijs-Westr (BE)
Ottimi voti alla soluzione illuminotecnica di Zumtobel

Il progetto più nuovo dell’università di Gent è firmato dagli architetti dello studio cv baro: si tratta del Campus Schoonmeersen che ospita numerosi alloggi, alcune caffetterie e il centro sportivo della Hogeschool.

In ampie zone del complesso i committenti hanno scelto il sistema di file continue TECTON. Schermati da ottiche Comfort d’alta qualità, gli apparecchi diffondono una piacevole illuminazione generale non solo in aule e auditorium ma anche nella reception e nella biblioteca. Tutti questi locali sono costruiti con controsoffitti acustici. Pertanto risultava difficile installare apparecchi da incasso tradizionali, che avrebbero comunque sacrificato l’aspetto d’insieme. Il flessibile sistema TECTON si è presentato come alternativa ideale. Il soffitto ha permesso di montare in sospensione i binari portanti e gli apparecchi scelti si adattano perfettamente all’architettura.

Un altro argomento a favore di TECTON è quello del binario precablato con undici poli: uno di questi è il cavo bus DALI, usato per gestire l’illuminazione di biblioteca e caffetteria in base alla luce diurna. L’impianto è collegato a LUXMATE PROFESSIONAL che compone scene di luce sempre perfette pur riducendo drasticamente il consumo energetico. Per contenere anche i costi di manutenzione si è deciso di installare sistemi di proiettori/specchi nella zona d’ingresso e nei corridoi alti cinque metri. Qui i proiettori sono posizionati ad altezze comodamente raggiungibili, in modo da ridurre al minimo il tempo impiegato per sostituire lampade.

Totalmente diversa la situazione della caffetteria. Arredi moderni e sedie verdi trasparenti conferiscono all’ambiente un’aria giocosa cui contribuiscono anche i riflettori industriali COPA D. La grande tettoia che copre il passaggio pedonale fra i due edifici del Campus Schoonmersen è illuminata da proiettori con lampade ad alta pressione e da apparecchi stagni RAIN.

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Soluzione illuminotecnica:
Cooper Union
New York, USA
Committente: The Cooper Union for the Advancement of Science and Art, New York (US)
Architetto: Morphosis Architects, Los Angeles, New York (US)
Progettazione illuminotecnica: Horton Lees Brogden Lighting Design, Los Angeles (US)
Meteorite a Manhattan

Sembra un monolite metallico la nuova sede accademica della Cooper Union, nell’East Village di New York. Alla spettacolare architettura del premio Pritzker Thom Mayne si accompagna un progetto illuminotecnico non meno stupefacente. Nella luce del giorno il monolite scintilla, a seconda del tempo, dal grigio metallico all’antracite, mentre di notte si accende della luce tenue che proviene dal suo interno.

L’opera del californiano polarizza i newyorkesi, fa saltare le consuete convenzioni e anticipa il suo tempo. Un segno di provocazione è ad esempio l’ascensore che l’architetto fa fermare solo in tre dei nove piani. In questo modo, se già in partenza non erano attratti dall’architettura mozzafiato, gli studenti vengono automaticamente convogliati nel vano delle scale. Come un gigantesco vortice, la struttura si avvita a tutti i piani per aprirsi infine alla volta celeste. Dall’alto un grande lucernario porta luce diurna fino al piano terra.
Nei piani superiori predomina quindi la luce azzurra del giorno, che scendendo in basso si mescola via via alla luce artificiale sempre più calda dei faretti VIVO.

In altre aree dell’edificio la concezione illuminotecnica è scandita da esigenze concrete. Nei laboratori, per esempio, le lampade sono presenti in quantità doppia rispetto alle aule, di modo che sia possibile riconoscere facilmente dettagli e sfumature di colore. Nelle aule e in molti laboratori si è dovuto far fronte a una sfida illuminotecnica: i pannelli luminosi, incassati nel soffitto, sono integrati con gli elementi di riscaldamento e condizionamento, anch’essi incassati. Un compito difficile che tuttavia è stato accettato volentieri data la concezione generale di sostenibilità della struttura. Per questo il progetto di Thom Mayne fa scuola non solo in termini di estetica. La nuova costruzione della Cooper Union ha le carte in piena regola per ricevere, come primo edificio universitario degli USA, il più prestigioso premio nazionale di sostenibilità, il LEED Platinum Award.

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solutione illuminotecnica
  • SPIRIT
  • VIVO
  • SPHEROS T16
Cité d’Architecture et du Patrimoine
Parigi, Francia
Committente: Cité d’Architecture et du Patrimoine (FR)
Architetto: Agence Bodin, Parigi (FR)
Progettazione illuminotecnica: Agence Bodin, Parigi (FR)
Progettazione impianti elettrici: GEC Ingenierie, Parigi (FR)
Nella luce della Grande Nation

Non sono molti i luoghi così integralmente dedicati all’architettura, capaci di testimoniarla in modo tanto incisivo come il modernista Palais Chaillot. Nella sontuosa ala est, dopo un’accurata ristrutturazione avvenuta nel 2007, è stato aperto il centro di architettura più grande del mondo. Da allora vi hanno sede diverse istituzioni che insieme custodiscono l’eredità culturale della Francia legata all’architettura storica e moderna.

L’imponente foyer al piano terra si presenta come spazio chiaramente strutturato dalla luce, in modo da aiutare il visitatore ad orientarsi trovando subito l’accesso ai diversi reparti. Le linee luminose inserite nel soffitto seguono gli assi principali della hall, demarcati dalle monumentali colonne.

Gli alti saloni della biblioteca offrono una collezione di 28.000 volumi. Con pochi interventi Jean Francois Bodin è riuscito a trasformare gli interni in una biblioteca moderna e funzionale. Il ciclo di affreschi ricostruito dall’abbazia Saint Savin sur Gartempe è messo in scena con un apparecchio d’illuminazione ricavato dal sistema TECTON e provvisto di riflettori speciali: questi proiettano una luce di tonalità calda sulle volte a botte della sala lunga 40 m.

La splendida galleria dell’architettura si estende per tutto il secondo piano dell’ala ricurva. Sul soffitto sono installati sette grandi elementi rotondi, retroilluminati, che inondano l’area espositiva centrale di una luce uniforme, volendo regolabile a varie intensità.

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soluzione illuminotecnica

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