Progetti di riferimento

Museo nazionale di Varsavia
Varsavia, Polonia
Committente: Museo nazionale di Varsavia (PL)
Progettazione impianti elettrici: Zbigniew Kara, Radom (PL)
Le richieste formulate dalla committenza erano precise: mettere in luce alla perfezione le opere d’arte, considerare gli aspetti conservativi con il massimo rigore, ridurre drasticamente l’impatto ecologico. Per questo il nuovo impianto d’illuminazione è formato unicamente da LED. Il museo ospita la più importante collezione d’arte della Polonia ed è il primo ad aver scelto la tecnologia tunableWhite per offrire ai visitatori un’esperienza artistica davvero autentica.

Nella gara d’appalto pubblica il sistema di Zumtobel ha convinto in pieno. Per i gestori del museo è stata infatti decisiva la sua esperienza in materia di effetti della luce sulle opere d’arte.

I faretti LED sono per natura predestinati all’illuminazione d’accento. Nel museo i precedenti 1.100 proiettori alogeni da 100 Watt cadauno sono stati sostituiti con 970 faretti ARCOS che consumano 20 Watt, più altri 120 da 25 Watt. Fra i criteri decisivi figurava anche la resa cromatica, che in qualsiasi caso doveva superare Ra 90. Sotto questo profilo ARCOS vanta l’eccellenza: RA 94 e flusso luminoso sempre costante a prescindere dalla temperatura di colore. Tutto questo con un consumo energetico nettamente inferiore a quello delle soluzioni tradizionali. Senza contare che la luce dei LED non espone le opere al degrado in quanto le radiazioni UV e IR sono pressoché assenti.

Ad ogni oggetto la luce giusta grazie a tunableWhite
Nel museo di Varsavia le opere d’arte spaziano dall’antichità ai nostri giorni e quindi le necessità di luce non potrebbero essere più variegate. Grazie alla tecnologia tunableWhite gli apparecchi d’illuminazione sono in grado di assumere la tonalità di luce più consona ai colori e ai materiali di ogni opera. La temperatura di colore si regola manualmente con un selettore oppure attraverso il sistema di comando. Nell’intero museo l’impianto LED è governato da un sistema di gestione BUTLER XT con segnalatori di presenza, a garanzia di un ingente risparmio energetico.

Zumtobel. La luce.

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Soluzioni illuminotecniche
Montforthaus
Feldkirch, Austria
Committente: Ripartizione edilizia del comune di Feldkirch, Feldkirch (AT)
Architetto: Hascher Jehle Architektur, Berlino (DE) in collaborazione con Mitiska Wäger Architekten, Bludenz (AT)
Progettazione illuminotecnica: Belzner Holmes / Light Design Engineering, Stoccarda (DE), Eschen (LI)
Il Montforthaus è un centro di arte e cultura costruito a Feldkirch, in Vorarlberg. Può ospitare molti eventi diversi come concerti, fiere e congressi. Il concorso per il progetto di questa costruzione polifunzionale è stato bandito dal comune della città per sostituire un Montforthaus esistente da prima. L’inaugurazione si è svolta nel gennaio di quest’anno, dopo cinque anni di lavori.

A caratterizzare la nuova struttura sono facciate trasparenti e una grande cupola di vetro nel foyer che fanno penetrare la luce naturale fino alla grande sala al centro. Una simile concezione di trasparenza architettonica andava seguita anche con il progetto illuminotecnico: questo è stato affidato allo studio BELZNER HOLMES / LIGHT DESIGN ENGINEERING (LDE), specializzato in impianti per architetture e palcoscenici, e realizzato tecnicamente insieme a Zumtobel. Il compito più importante affidato ai progettisti era mettere a punto una soluzione in grado di adattarsi ai molteplici tipi di manifestazioni. In altre parole occorreva creare l’atmosfera giusta per ogni evento, dal congresso al concerto, dal clima di lavoro concentrato al ricevimento di gala.

Dopo una lunga fase di test e sondaggi si è deciso di incaricare Zumtobel di costruire una soluzione speciale su misura. L’idea di partenza era di riuscire a realizzare apparecchi LED con un dimming fino allo 0 percento completamente “flickerfree” (ossia senza sfarfallio), tale da garantire riprese televisive della miglior qualità (HD). Allo scopo gli uffici dello studio LDE, a Stoccarda e in Liechtenstein, hanno ricavato insieme a Zumtobel una soluzione speciale adatta alle differenti necessità del progetto. Come base hanno scelto i downlights LED della serie PANOS infinity.

Il modello speciale costruito, MFH-PANOS, rappresenta un’assoluta novità nell’illuminazione architettonica ed è unico al mondo proprio perché consente il dimming progressivo dal 100 allo 0 percento. A differenza dei prodotti standard conosciuti sino ad ora, MFH-PANOS supera l’ostacolo insormontabile di un dimming fra il 10 e lo 0 percento senza sfarfallii e senza passaggi bruschi. Inoltre MFH-PANOS adatta la luce al tipo di evento con la regolazione della temperatura di colore da calda a fredda. Le proporzioni dei dosaggi possono essere impostate con canali separati DMX e DALI: a seconda della velocità di reazione che serve, i downlights da 28, 30 e 40 Watt contengono comandi DMX o rispettivamente DALI per dialogare in modo mirato con ogni singolo apparecchio.

Complessivamente Zumtobel ha installato nel Montforthaus oltre 2.500 apparecchi, di cui 750 in versione speciale MFH-PANOS con varie finiture. Tuttavia non è stato questo il suo unico incarico: Zumtobel infatti ha assistito il progetto in tutte le sue fasi, in stretta collaborazione con tutti gli interessati. I tipi di apparecchi che ha fornito sono 18, fra di essi LIGHT FIELDS evolution per le scale, ONDARIA per la caffetteria e CRAFT come illuminazione di lavoro da palcoscenico.

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Museo LWL
Münster, Germania
Committente: Landschaftsverband Westfalen-Lippe, Münster (DE)
Architetto: Staab Architekten GmbH, Berlino (DE)
Progettazione illuminotecnica: Licht Kunst Licht AG, Bonn/Berlin (DE)
Installazione impianti elettrici: Pape & Böhm GmbH & Co. KG Elektrotechnik, Münster (DE)
Fotografie: Marcus Ebener
La ristrutturazione di un palazzo del 1908 e la costruzione di un’adiacente ala nuova hanno fatto del Museo d’arte LWL di Münster uno dei più grandi poli d’arte di tutta la Germania. "L’arte ha bisogno della luce naturale", sostiene il direttore del museo Hermann Arnhold. Un principio applicato sia alla costruzione nuova che a quella storica: quest’ultima infatti è caratterizzata da un grande patio interno su cui si affacciano due piani di ballatoi a colonnati. Nella ristrutturazione si è provveduto ad installare un nuovo sistema d’illuminazione anche in questi corridoi ad archi, vincolati artisticamente.

Un sistema d’illuminazione agile e versatileSUPERSYSTEM convince
La flessibilità della luce è fondamentale proprio nelle mostre temporanee, dove le opere esposte cambiano di natura e di collocazione. Al contempo però l’impianto doveva sparire il più possibile nella struttura storica cercando di non alterarla con un elemento architettonico diverso.

Dopo molte campionature e in stretto accordo con la sovrintendenza, i lighting designer dello studio Licht Kunst Licht AG di Bonn hanno optato per il prodotto SUPERSYSTEM di Zumtobel: a caratterizzare questo sistema non è solo l’agilità del linguaggio formale ma anche la versatilità d’impiego. Le funzioni che assume SUPERSYSTEM sono più di una: innanzitutto diffonde nei saloni un’illuminazione indiretta, omogenea e diffusa, con la particolarità di mettere in luce solo le volte ma non gli archi.

Separatamente si accende poi l’illuminazione diretta, fatta di minuscoli spot LED: i punti luce sono regolabili e si possono cambiare le ottiche ogni volta che serva adattare l’angolo di emissione alle opere esposte. Un altro pregio di SUPERSYSTEM è la sua ottima compatibilità: i binari elettrificati sono provvisti di segmenti in cui all’occorrenza si possono fissare altri proiettori, di proprietà del museo, per creare accenti aggiuntivi. Il personale addetto ha a disposizione un sistema di comando DALI installato su un touchpanel portatile per regolare con totale facilità non solo la luce diretta e indiretta, l’una separata dall’altra, ma anche ogni singolo gruppo di spot LED.

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Soluzioni illuminotecniche
Camera del tesoro del Duomo
Aquisgrana , Germania
Committente: Diocesi di Aquisgrana, responsabile tecnico Helmut Maintz, Aquisgrana (DE)
Progettazione illuminotecnica: Plan Ing, Ralf Wolters, Aquisgrana (DE)
Installazione impianti elettrici: Elektro Mücher, Alsdorf (DE)
La camera del tesoro del Duomo di Aquisgrana custodisce un’inestimabile collezione di capolavori legati alla storia della chiesa in cui per secoli furono incoronati i re del Sacro Romano Impero. Data la sua importanza, la cattedrale è stata il primo monumento tedesco ad essere incluso, nel 1978, nella lista UNESCO del patrimonio dell’umanità.

La ristrutturazione dell’impianto illuminotecnico è stata affidata allo studio di ingegneri Plan Ing Aachen guidati da Ralf Wolters, partner di Zumtobel nel Lighting Competence Program. Le problematiche erano decisamente complesse: in primo luogo si chiedeva una soluzione in grado di ridurre sensibilmente i costi di esercizio. Inoltre il finanziamento concesso poneva determinate condizioni di economicità e tempi di ammortamento ben precisi. Al contempo però era indispensabile tener conto delle nozioni più aggiornate sugli aspetti conservativi. Questo significava escludere completamente l’apporto di luce diurna e ridurre l’illuminazione artificiale a un minimo assoluto. Un altro problema era che occorreva eseguire i lavori entro due mesi e senza chiudere il museo, cosa che evidentemente richiedeva una grande flessibilità se si voleva disturbare il meno possibile l’afflusso dei visitatori.

Massime esigenze in termini conservativi
Per salvaguardare le delicatissime opere il responsabile del duomo, Helmut Maintz, ha incaricato la società Photometrik GmbH di Darmstadt di sottoporre a un minuzioso esame gli apparecchi proposti da Zumtobel per valutarne l’impatto su ogni opera. L’impianto è formato da apparecchi LED, in grado di garantire accenti di luce efficaci ma anche di salvaguardare le opere visto che le loro radiazioni IR e UV sono minime.

Per l’illuminazione diretta degli oggetti esposti si è mantenuta la rete di fibre ottiche già installata prima dell’intervento, sostituendo però gli illuminatori che prima funzionavano con lampade a bassa tensione ed ora con LED dimmerabili. Fra l’altro questi illuminatori LED di nuova generazione, costruiti appositamente per musei e mostre d’arte, generano il doppio di luce di quella che davano le lampade alogene.

Per la parte di accenti emessi con proiettori, Zumtobel ha fatto ricorso al programma ARCOS con faretti LED soft-contour e ARCOS LED xpert. L’impianto si completa con 200 spot miniaturizzati della serie SUPERSYSTEM. Per l’illuminazione generale, che andava mantenuta al minimo indispensabile, sono stati montati 50 downlights LED della serie PANOS infinity. In ogni parte della camera del tesoro sono installati segnalatori di presenza che hanno lo scopo di esporre le opere alla luce il meno possibile: dove non c’è passaggio di persone la luce si spegne automaticamente.

Ingenti risparmi
Servendosi di un tablet i responsabili possono comunicare con ogni apparecchio illuminante e abbassarne il dimming ogni volta che occorre. La nuova soluzione LED fornita da Zumtobel ha procurato risparmi enormi: infatti l’innovativa tecnologia riduce il consumo energetico di circa 70.000 kWh all’anno. Inoltre, visto che i LED producono molto meno calore, si prevedono ingenti risparmi energetici anche sull’impianto di condizionamento che deve mantenere una temperatura costante di 18°C e un’umidità del 55%. Complessivamente si può contare su un risparmio di minimo 22.000 euro all’anno.

“Siamo davvero grati a tutte le ditte che hanno collaborato con noi in modo eccellente. Il rispetto di tutti i criteri della conservazione e di quelli dell’efficienza ci permette di unire passato e futuro nel modo più bello, e di conservare i tesori del Duomo di Aquisgrana anche per le generazioni a venire”, dichiara il responsabile Maintz commentando il risultato.

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Soluzioni illuminotecniche
Salone della Matematica e della Fisica nello Zwinger
Dresda, Germania
Committente: Staatsbetrieb Sächsisches Immobilien- und Baumanagement (SIB), Dresda (DE)
Architetto: Esposizione: Holzer Kobler Architekturen GmbH, Zurigo (CH); Edilizia: Büro Lungwitz, Dresda (DE)
Progettazione illuminotecnica: Lichtvision Design & Engineering GmbH, Berlino (DE)
Progettazione impianti elettrici: Elektro Ing-Plan GmbH, Dresda (DE)
Installazione impianti elettrici: Elektro Dresden West, Dresda (DE)
Dopo sei anni di ristrutturazione, da aprile 2013 il Salone della Matematica e della Fisica allestito all’interno dello Zwinger di Dresda è nuovamente accessibile al pubblico. Il gabinetto sperimentale del principe elettore di Sassonia, fondato nel 1728, è oggi il più antico museo all’interno del complesso architettonico. Il nuovo layout espositivo creato da Holzer Kobler sottolinea l’architettura dell’edificio barocco ed offre quasi il doppio dello spazio all’affascinante collezione di strumenti scientifici storici. Gli oggetti più grandi sono presentati singolarmente, mentre soprattutto quelli piccoli e particolarmente delicati sono protetti all’interno di vetrinette. In questo contesto la soluzione illuminotecnica svolge un ruolo importante: accompagna il visitatore tra gallerie e padiglioni, semplifica l’orientamento e assicura al contempo una presentazione mirata e rispettosa, che permette di “vivere” gli oggetti in modo autentico.

Una delle modifiche significative nell’ambito del nuovo concetto è costituita dalla scelta di una soluzione illuminotecnica basata al 100 % sul LED. I faretti minimalisti LED SUPERSYSTEM si integrano con sobrietà e convincono grazie al consumo energetico ridotto e all’eccellente qualità della luce. Gli apparecchi a LED di nuova generazione emanano molto meno calore e la loro luce è praticamente priva di radiazioni IR e UV, pertanto soddisfano i massimi standard in termini di conservazione dei pezzi esposti. Un’eccellente resa cromatica di oltre Ra 90 permette di vivere in modo naturale le opere esposte con i loro diversi materiali e colori. A seconda delle esigenze d’illuminazione, SUPERSYSTEM è stato utilizzato in tutte le sale espositive e nelle aree pubbliche sotto forma di apparecchio incassato nel soffitto, plafoniera o a sospensione. Un ulteriore elemento caratteristico della nuova soluzione illuminotecnica è l’interazione tra luce diurna e artificiale. Grazie all’unità DALI integrata, SUPERSYSTEM è compatibile con diversi sistemi di gestione della luce. Ad esempio, i faretti possono essere regolati in gruppi di comando idonei in base alla situazione luminosa prevalente e all’intensità luminosa
ideale per le rispettive combinazioni di oggetti.

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Soluzioni illuminotecniche
Museo Jumex
Città del Messico, Messico
Committente: Eugenio Lopez, Città del Messico (MX)
Architetto: David Chipperfield Architects, Londra (UK)
Progettazione illuminotecnica: Arup, Londra (UK)
PROGETTAZIONE ESECUTIVA: AAU –Taller Abierto de Arquitectura y Urbanismo, Città del Messico/MX
David Chipperfield appartiene da molto tempo all’élite dell’architettura. Grazie al suo particolare rapporto con lo spazio, il materiale e la luce crea edifici dall’effetto nitido e tranquillo. Con il Neues Museum di Berlino, ma anche prima, l’architetto britannico si è affermato a livello mondiale come specialista in costruzioni museali complesse. Quello del museo berlinese è finora il suo progetto più ampio. Per l’importante collezione d’arte Jumex, Chipperfield ha realizzato a Città del Messico un museo che convince per gli spazi fluidi e il sapiente utilizzo della luce.

Un nobile involucro per l’arte
Polanco, situato nella parte occidentale di Città del Messico, è uno dei quartieri esclusivi della capitale. Qui negli scorsi anni, nel quadro della realizzazione di un master plan urbanistico di ampia portata, è stata recuperata un’ex area industriale al limite del quartiere. Tra le facciate in vetro degli edifici commerciali e i blocchi di appartamenti, che qui caratterizzano l’immagine della città, salta agli occhi una discreta costruzione monolitica con il tetto dalla struttura dentata: è il progetto di David Chipperfield, che ha dato una nuova casa alla collezione privata dell’impero messicano dei succhi di frutta Jumex. Sotto l’aspetto formale l’immobile ricorda i capannoni industriali, simili a quelli che si trovano ad Ecatapec, al margine della città. Qui la collezione privata, considerata la più importante raccolta d’arte contemporanea in America latina con opere di Jeff Koons, Andreas Gursky e Gabriel Orozco, in precedenza era esposta in un capannone nell’area industriale di proprietà dell’azienda. La maggior parte dell’amministrazione e il magazzino sono rimasti lì, mentre la costruzione di Chipperfield, nel centro cittadino, funge da nuovo satellite con una superficie espositiva di 4.000 metri quadrati.

La separazione spaziale delle due aree funzionali va a vantaggio della concezione del museo, in cui la flessibilità ha un ruolo centrale: una zona amministrativa molto più snella, insieme ai locali funzionali e di stoccaggio temporaneo, è situata nel seminterrato dell’edificio di quattro piani. Tutti gli altri livelli, di conseguenza, possono essere interamente sfruttati per le attività espositive. Il clima mite di Città del Messico si rispecchia soprattutto nel carattere aperto del pianterreno: qui interno ed esterno si fondono, poiché l’immobile poggia su una struttura a colonne che consente ai visitatori l’accesso da tutti i lati. Le ampie superfici in vetro e le grandi porte in legno che definiscono l’ingresso permettono allo sguardo di spaziare liberamente nell’ambiente circostante.

Per la facciata e il tetto dentato, Chipperfield e il suo team hanno utilizzato travertino proveniente da Xalapa (Veracruz). La pietra calcarea rimanda alle tradizionali tecniche artigianali messicane e rafforza la geometria pronunciata dell’edificio, che ha un ruolo di primo piano nel dialogo con l’ambiente circostante. Nelle immediate vicinanze si trovano il museo privato di Carlos Slim, una costruzione metallica curva, e il Teatro Cervantes, la cui struttura si insinua nel sottosuolo. Dall’altro lato, il terreno del museo Jumex è delimitato da una strada di passaggio e da una linea ferroviaria per treni merci. Non  era un’impresa facile creare proprio qui un luogo dedicato all’arte e alla contemplazione, ma proprio per questo il concetto spaziale elementare di David  Chipperfield su pianta cuneiforme sembra funzionare particolarmente bene. L’ampia galleria all’ultimo piano resta chiusa da tutti i lati. Chipperfield ha abilmente concentrato la penetrazione della luce attraverso aperture nei quattro ripidi denti, mentre ai piani dedicati all’esposizione poche finestre alte fino al soffitto guidano la luce diurna verso l’interno.

Il progetto illuminotecnico segue la sensibilità di David Chipperfield per un preciso mix di luce naturale ed artificiale. Puntualmente conduce lo sguardo del visitatore verso l’esterno e, come contrappunto, concentra avvedutamente le fonti luminose di tutti i piani sulle superfici espositive. Relativamente alla progettazione e alla realizzazione di un design della luce ideale, il concetto spaziale flessibile del museo rappresentava una sfida particolare. In stretta collaborazione con il team di progettazione di Arup e Zumtobel, lo studio Chipperfield ha elaborato scenari d’illuminazione concreti per le situazioni espositive più svariate, con l’obiettivo di configurare un sistema efficiente e facile da usare, in linea con il carattere essenziale dell’edificio. Al pianterreno e al primo piano, la protagonista è un’illuminazione generale variabile. Progettati per la realizzazione di eventi, conferenze e workshop, questi due piani sono illuminati da speciali apparecchi ARCOS integrati nel soffitto. Questi permettono un’installazione discreta e omogenea, ma anche un’illuminazione specifica di singole zone. Quando è necessario illuminare opere oggetto di esposizioni temporanee o oggetti tridimensionali, come le sculture, le downlight LED possono essere sostituite dagli apparecchi ARCOS.

I due piani superiori sono interamente adibiti a superficie espositiva e provvisti di tecnologie d’illuminazione adeguate. Con un’altezza dei locali di cinque metri, il secondo piano può essere suddiviso da tramezzi di separazione. La luce del giorno penetra attraverso una finestra esposta a Nord con accesso alla terrazza; in caso di necessità le tende in tessuto proteggono dall’abbagliamento, ma permettono comunque di guardare all’esterno. Il piano inoltre è illuminato da un sistema di binari incassato nel soffitto, che può essere adattato a ogni tipo di situazione espositiva. I faretti possono essere orientati e regolati e consentono sia un’illuminazione di base, sia un’illuminazione d’accento. Qui ARCOS è utilizzato con un’equipaggiamento tecnico sviluppato appositamente per questo progetto: il proiettore, che si contraddistingue per l’ingombro minimo, è stato progettato da David Chipperfield nel 2008 per Zumtobel e rielaborato nel 2013. Per sviluppare un apparecchio innovativo sotto l’aspetto tecnico e formale e in grado di soddisfare i più severi requisiti conservativi, l’architetto ha dovuto mettere in campo la sua grande esperienza nella costruzione museale. Ha attribuito grande importanza al collaudo nello spazio di destinazione e inoltre si è focalizzato sulla prospettiva dell’utente, assunta dallo stesso Chipperfield.

Con il progetto Jumex, Zumtobel e David Chipperfield hanno ripreso il processo di design cooperativo per alcune soluzioni personalizzate: per i due piani dedicati all’esposizione, il team che si è occupato dello sviluppo degli apparecchi d’illuminazione ha progettato per ARCOS un braccio più lungo, portalampada singoli e versioni LED con un’eccellente resa cromatica (Ra 90) e una temperatura del colore di 4.000 K. Queste soluzioni sono state utilizzate anche al 3° piano per l’illuminazione d’accento. Un sistema di file continue assicura un’illuminazione uniforme del piano; la complessa geometria del tetto, infatti, richiede uno scenario accuratamente elaborato per l’interazione di luce naturale e artificiale. La luce diurna penetra nel piano attraverso lucernari realizzati nei “denti”, simili a quelli di una sega. Per mezzo di un sistema a più strati in vetro opaco e acrilico semitrasparente, la luce viene diffusa e convogliata nell’ambiente attraverso veneziane color bianco opaco. Durante la notte e in caso di ridotta intensità della luce, il sistema di file continue ZX2 applicato nei lucernari e i proiettori ARCOS configurati con lenti e filtri speciali assicurano una qualità della luce ottimale per un’illuminazione omogenea delle opere esposte. Anche qui la drammaturgia spaziale degli 860 metri quadrati può essere variata e ripartita in modo flessibile, senza che ciò vada a discapito dell’ampiezza. Per un’ulteriore illuminazione d’accento di singoli oggetti, nel locale sono state inserite altre file continue. La regolazione degli apparecchi nei locali della galleria e degli uffici avviene tramite il sistema di gestione della luce LUXMATE BASIC.

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Soluzioni illuminotecniche
Museo del Duomo
Milano, Italia
Committente: Veneranda Fabbrica del Duomo, Milano (IT)
Architetto: CanaliAssociatisrl, Parma (IT)
Progettazione illuminotecnica: CanaliAssociatisrl, Parma (IT)
Non serve rammentare che il Duomo di Milano è da considerarsi tra le architetture religiose più straordinarie di tutta Europa, patrimonio dei milanesi e dell’umanità. Nell’adiacente Palazzo Reale si trova il museo che ne racconta la storia: dalla posa della prima pietra nel 1386 fino ai nostri giorni. In vista della Expo 2015 il museo è rimasto chiuso alcuni anni e ristrutturato con lo scopo di rendere più accessibile la ricca e complessa collezione che comprende preziose sculture, dipinti, finestre e modelli della chiesa. Riaperto a novembre 2013, il museo si presenta ora più spazioso e soprattutto in nuova luce.

Ciò che aspetta il visitatore nei 2.200 metri quadrati del museo è un interessantissimo viaggio nel tempo che si snoda attraverso 27 sale e 13 tematiche. La soluzione illuminotecnica messa a punto da Zumtobel è incentrata su un linguaggio formale sobrio e sulla capacità di adattarsi, le giuste premesse per vivere le opere in maniera emozionante ed autentica.

Storici scorci di luce
I fiori all’occhiello della collezione sono i tanti modelli del Duomo, costruiti con i materiali più svariati come il gesso, il bronzo o il legno; il modello più grande, ed anche il più antico, è realizzato in legno in scala 1:20 e vi si può addirittura entrare. L’illuminazione crea raffinati giochi di luci ed ombre ispirati agli effetti naturali del sole, riportando in vita questo storico gioiello che risale al 1519.

La scenografia perfettamente riuscita è merito soprattutto dei faretti LED ARCOS Xpert, non solo efficienti ma anche versatili: su ogni apparecchio si possono regolare sia la temperatura di colore che le ottiche, in modo da trovare l’effetto più consono ai materiali delle opere. Per fare un esempio, con le lenti soft-contour e direzionamenti da varie posizioni si esalta l’effetto plastico delle sculture senza che si formino ombre eccessive. La luce dei LED presenta fra l’altro alcuni vantaggi indiscutibili, come un’eccellente resa cromatica (Ra 94) e l’assenza di radiazioni IR/UV che preserva le opere dal degrado. Il design purista degli apparecchi d’illuminazione mantiene l’impianto in disparte lasciando che siano protagonisti gli oggetti esposti.

Mentre l’illuminazione delle sale espositive è affidata essenzialmente ai faretti ARCOS Xpert, nei locali secondari sono stati installati efficienti downlights LED PanosInfinity, file continue TECTON e linee luminose LINARIA. La Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano è lo storico ente istituito più di 600 anni fa per sorveglia-re la costruzione della cattedrale. Oggi cura la sua conservazione e restauro con grande senso di responsabilità. Tra i suoi tesori figura l’archivio storico alloggiato nel palazzo di fronte al Duomo: vi sono custoditi oltre 500.000 atti e documenti che risalgono fino al 1145. Qui si è scelto di montare apparecchi da incasso PERLUCE, ideali per assicurare agli addetti condizioni visive corrette ma anche garanti di una luce che salvaguarda le delicatissime opere cartacee.

Flessibilità e qualità di luce, ottime proprietà conservative ed alta efficienza energetica sono gli aspetti che nel loro insieme hanno convinto architetti e committenti a scegliere questa soluzione. Nell’intensa fase progettuale, anche con l’aiuto di vari modelli e simulazioni, i responsabili sono riusciti a mettere a punto un sistema illuminotecnico che affascina con un risultato a dir poco brillante.

Zumtobel. La luce.

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Soluzioni illuminotecniche
Kunstkammer di Vienna
Vienna, Austria
Committente: Kunsthistorisches Museum Wien, Vienna (AT)
Architetto: HG Merz, Stuttgart, Berlin (DE)
Progettazione illuminotecnica: Die Lichtplaner, Limburg (DE), Symetrys, Lustenau (AT)
Installazione impianti elettrici: IB Süd, Wien (AT)
Con lo scopo dichiarato di far conoscere al pubblico la storia delle collezioni asburgiche e dei loro protagonisti, a marzo 2013 è stata riaperta la Kunstkammer viennese dopo dieci anni di chiusura. Il progetto di restauro ha dovuto tener conto di molte problematiche: non solo aspetti conservativi ma anche criteri contenutistici, estetici ed emotivi. Senza contare che i 2.200 oggetti della collezione non potrebbero essere più diversi fra loro: straordinarie opere di oreficeria come la celebre saliera di Benvenuto Cellini, preziose sculture come la Madonna di Krumau, raffinate statuette di bronzo, delicati ceselli di avorio ma anche orologi, giochi o strumenti scientifici.

Zumtobel ha messo a punto una soluzione LED studiata per illuminare le opere in maniera differenziata ed efficace, senza alcun rischio di degrado. L’elemento centrale della soluzione illuminotecnica è il masterpiece Starbrick, firmato per Zumtobel dall’artista danese-islandese Olafur Eliasson. Elegante semplicità e totale funzionalità sono gli attributi di questo apparecchio, unica espressione d’arte contemporanea e tecnologia moderna in un museo che risale al 1891. Complessivamente sono stati installati 51 elementi Starbrick, ognuno formato da quattro moduli in costruzione speciale finalizzata a mettere in scena i preziosi e delicati oggetti d’arte. Vi sono integrati spot Supersystem per accenti aggiuntivi di luce diretta e moduli Panos Infinity per la componente indiretta, mentre una parte dell’emissione di Starbrick funge da luce di sicurezza.

Dell’impianto fanno parte apparecchi LED Supersystem montati a parete ed anche all’interno delle singole vetrine: trattandosi di elementi chiusi, le vetrine sono certamente le più problematiche e quindi è proprio qui che tornano utili i pregi della tecnologia LED. I diodi luminosi vantano lunga durata e grande efficienza energetica ma anche un’illuminazione delicata seppur efficace. Fra l’altro si può variare la tonalità della luce adattandola ai colori e ai materiali delle opere, che in questo modo si mostrano al visitatore in tutta la loro bellezza.


Dr. Sabine Haag   “Avevamo l’esigenza di mettere gli oggetti letteralmente nella miglior luce.”
Dr. Sabine Haag, direttrice del Kunsthistorisches Museum di Vienna

Già lo stesso museo è un’opera d’arte. Ad esso si aggiunge la ricchezza e l’esclusività di una collezione che lo rende uno dei luoghi più affascinanti di Vienna. Curando il nuovo allestimento la grande sfida era quella di dare un taglio moderno che però non si affermasse con prepotenza sugli oggetti storici.

È così che oggi, dopo un decennio di chiusura, il pubblico può tornare a vivere una collezione arricchita dalla modernità e da una qualità assoluta. Integrando con delicatezza la luce diurna si è ottenuta un’atmosfera morbida che avvolge i visitatori in una luminosità diversa a seconda dell’estate e dell’inverno, del mattino e della sera.

“Quello che esprimono gli oggetti del sedicesimo secolo trova la sua naturale prosecuzione nei lampadari Starbrick.”

La premessa per installare questi lampadari era la loro funzionalità, ragione per cui sono stati modificati insieme al designer Olafur Eliasson e adattati alle sale espositive. Naturalmente la direttrice Dr. Haag e i suoi collaboratori erano consapevoli che un elemento contemporaneo avrebbe potuto stridere con un ambiente storico. A ben pensare, però, Starbrick riflette molto il contenuto e lo sviluppo degli oggetti antichi. Al pari di essi rappresenta la ricerca di tecnologia moderna, arte, perfezione assoluta, estetica, in una cristallinità ricorrente in molte delle opere. A sei metri di altezza si viene così a formare una seconda esposizione d’arte, questa volta con elementi che a differenza degli altri assumono un’utilità reale.

“Ci era chiaro che per una collezione di tanto prestigio dovevamo lavorare insieme ai partner migliori del mondo.”

Ovviamente la priorità assoluta era la salvaguardia degli oggetti. Di qui la scelta della tecnologia LED, tanto delicata quanto efficace. Al di là della ricerca di una soluzione innovativa in grado di rimanere all’altezza del museo per i prossimi decenni, i responsabili hanno riposto valore soprattutto nella competenza dei partner e nella loro capacità di mettere a punto un progetto qualitativamente senza compromessi.


HG Merz   “Questa collezione è la più importante di tutta la mia carriera.”
HG Merz, architetto responsabile dell’allestimento

Se gli aspetti tecnici erano curati dagli specialisti, all’architetto Merz premeva invece mettersi dalla parte dello spettatore. È per questo che apprezza i moderni strumenti multimediali, capaci di raccontare storie e di far vivere un’esposizione a diversi livelli.

“La magia di queste sale straordinarie è fortemente legata alla luce.”

Anche in fatto di luce Merz si mette nei panni del visitatore. È dal modo in cui è composta la luce che dipende tutta la magia dell’ambiente. Per tale motivo l’architetto ha lavorato variando le scene: da un lato per sottolineare l’architettura e l’espressività di soffitti, materiali e colori, dall’altro per rendere protagoniste le opere stesse. Era importante anche valorizzare le sale, originariamente non destinate alla Kunstkammer, trovando una sintonia fra mobili e oggetti assai eterogenei.

“La luce dev’essere visibile.”

Se l’illuminazione nelle bacheche espositive aveva un puro scopo funzionale, tutt’altro invece il ruolo dei lampadari, che non dovevano soltanto generare luce bensì acquistare significato. Con Starbrick di Eliasson si è riusciti a trovare un oggetto d’arte che oltre ad assolvere la funzione tecnica porta nelle sale un’aura di modernità.


Franz Kirchweger   “Dalla massima disponibilità di tutti a comprendersi reciprocamente e a lavorare in squadra è scaturito il pieno successo di questo progetto.”
Dr. Franz Kirchweger, curatore del Kunsthistorisches Museum di Vienna

Il nuovo allestimento della Kunstkammer era visto come progetto piuttosto critico poiché l’edificio storico del diciottesimo secolo non aveva mai subìto interventi di alcun tipo e di conseguenza si rendevano indispensabili vari adattamenti. Si voleva inoltre che l’esposizione rispettasse una serie di criteri di ordine scientifico, estetico e conservativo, ma che comunque riuscisse ad affascinare il pubblico. Insieme all’architetto Merz si è sviluppata una concezione che rende giustizia al contesto storico ma che al contempo crea nuovi accenti tematici e contenutistici, tali da offrire al visitatore un modo diverso di vivere i preziosi oggetti d’arte.

“La luce artificiale deve restituire gli oggetti in modo autentico: il legno deve avere l’aspetto del legno, il cristallo di rocca deve sfavillare facendo capire che non è semplicemente vetro.”

Dal fermo proposito iniziale di sfruttare la luce diurna sono scaturite alcune peculiarità. In primo luogo i saloni ampi e molto alti hanno reso indispensabile ideare una concezione innovativa se si voleva come risultato un’atmosfera avvolgente e invitante. L’installazione di questi lampadari ha permesso di creare una luminosità generale che però assume anche funzioni ben precise: lo si nota soprattutto sulle sculture, che essendo tridimensionali hanno una necessità di luce completamente diversa da quella dei dipinti.

Al momento di decidere le sorgenti luminose è apparso subito chiaro che il risultato migliore lo si otteneva con i LED. Anzi, in virtù dei progressi tecnologici degli ultimi anni i risultati hanno ampiamente superato le aspettative: i materiali e i colori degli oggetti sono restituiti con assoluta autenticità, e allo stesso tempo i LED non causano alcun tipo di problema dal punto di vista conservativo.

Olafur Eliasson   “In tutta la storia dell’arte si mettono spesso in discussione le corrispondenze e le riproduzioni della realtà, ed è per questo che Starbrick armonizza perfettamente con la Kunstkammer.”
Olafur Eliasson

Arte e design industriale hanno in comune più di quanto si pensi. L’arte è un linguaggio la cui qualità dipende da ciò che con essa si vuole dire. Per Eliasson il design industriale è in primis un metodo di espressione artistica. Starbrick è un’opera che si sgancia dallo status elitario dell’arte e che si lascia avvicinare attraverso il principio della moltiplicazione. Preso come sistema, composto da singoli moduli, Starbrick diventa un’opera che non finisce mai e che si può ripetere in forme sempre nuove. In altre parole Starbrick è un elemento che si combina e si integra ma anche un apparecchio d’illuminazione che costituisce parte di un insieme maggiore. Nella Kunstkammer di Vienna la luce di Starbrick è stata potenziata per via dell’altezza delle sale, ma la sua forma rimane immutata. Anche se in quel contesto storico diventa uno Starbrick del tutto individuale.

Riguardo a Starbrick
La collezione dei masterpiece, oggi composta da quattro opere d’arte di luce, nasce dalla collaborazione con celebri artisti, designer e architetti. Starbrick è un modulo di grande versatilità: la costruzione geometrica è formata da un cubo sulle cui facce poggiano altri sei cubi angolati a 45°. Questi fungono anche da elementi di giunzione per collegare modularmente altri Starbrick.

» Scopri di più su Starbrick

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Soluzioni illuminotecniche
EYE Film Instituut Nederland
Amsterdam, Paesi Bassi
Committente: EYE Film Instituut Nederland, Amsterdam (NL)
Architetto: Delugan Meissl Associated Architecs, Vienna (AT)
Progettazione illuminotecnica: Arena: Die Lichtplaner, Limburg (DE) in ccoperazione con Symetrys, Lustenau (AT)
Dal 5 aprile 2012 il più grande museo olandese del cinema, EYE, ha trovato la sua nuova sede di fronte alla stazione centrale di Amsterdam, sul lato nord del fiume Ij: una posizione esposta e ben visibile sin da lontano, anche perché la spettacolare struttura a sbalzo spicca sulla città come nessun altro palazzo. Il suo dinamico linguaggio formale è firmato dallo studio viennese Delugan Meissl Associated Architects che ha basato il progetto sull’idea di considerare il film un’illusione di luce in movimento da tradurre in architettura. L’intento, pertanto, era quello di fare in modo che l’edificio stesso diventasse una sorta di schermo che proietta un film i cui protagonisti sono la luce, la città, il paesaggio di Amsterdam.

Un’altra peculiarità dell’edificio è la cosiddetta Arena, uno spazio di 1.050 metri quadri che accoglie i visitatori appena entrati. Rivestito quasi interamente in legno e pavimentato con un elegante parquet di rovere, questo grande foyer affacciato sul fiume offre uno splendido panorama della città. L’ambiente dà il benvenuto agli ospiti con un’atmosfera aperta e invitante che spinge subito a soffermarsi nel bar o nel ristorante. Non a caso i primi posti a riempirsi sono le tante poltrone sparse sulle panoramiche gradinate disposte come terrazze. “Lo spazio centrale dell’edificio, chiamato “Arena”, invita i visitatori a fermarsi. La sua particolare geometria è ideata proprio per favorire i contatti sociali”, precisa Roman Delugan. L’impianto d’illuminazione realizzato con STARBRICK ha la sua parte di merito. STARBRICK è un apparecchio della collezione masterpiece di Zumtobel, una linea di opere esclusive create dall’azienda insieme a partner di fama. Il versatile modulo luminoso scelto dal museo è firmato dall’artista Olafur Eliasson. “STARBRICK è un elemento luminoso che genera spazio. Con il supporto di Zumtobel siamo riusciti a renderlo utilizzabile negli ambienti dove si vive tutti I giorni. Sono proprio felice di vederlo installato in una struttura pubblica. Il design geometrico di STARBRICK nasconde in realtà un sistema espandibile, il che vuol dire che può crescere in tutte le direzioni. Nel foyer del nuovo museo EYE i moduli si compongono in figure somiglianti a nuvole luminose che suggeriscono l’atmosfera del cinema – stars for the stars“, commenta Olafur Eliasson.

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Museo della storia militare
Dresda, Germania
Committente: Staatsbetrieb Sächs. Immobilien- und Baumanagement, Dresda (DE)
Architetto: Studio Daniel Libeskind AG, Zurigo/CH
Progettazione illuminotecnica: DELUX AG, Zurigo/CH
Progettazione impianti elettrici: IPRO Dresden, Dresda (DE); INNIUS GTD, Dresda (DE)
Installazione impianti elettrici: Elektro Dresden West, Dresda (DE); FAE Elektrotechnik GmbH & Co, KG, Heidenau (DE)
Si estende su 13.000 m² ed è il più grande museo di storia militare della Germania, esistente da oltre 100 anni con alternate vicende. L’affascinante atmosfera delle sale è merito di un particolare design della luce che Zumtobel ha studiato insieme a Daniel Libeskind. Qui traspare chiaramente l’interpretazione della luce del celebre architetto, che di fatto la utilizza come strumento del design. I pezzi esposti e i materiali impongono un’illuminazione di estrema flessibilità. Pompose uniformi, tecniche militari, armi o anche piani di evacuazione – ogni oggetto ha bisogno di stare in una luce particolare. L’illuminazione generale e i singoli accenti sembrano qui fondersi con naturalezza l’una con gli altri. I faretti scelti per la luce generale illuminano quello che deve attirare l’interesse del visitatore e si concentrano su quei dettagli importanti per gli occhi. Tale varietà di effetti è data dal sistema di faretti ARCOS che Zumtobel ha sviluppato specificamente per le esigenze degli spazi culturali e artistici. Si tratta di un programma completo, con prodotti ideati per ogni particolare funzione. I faretti si installano con flessibilità sul sistema di binari portanti TECTON: quest’ultimo, dotato di 11 poli, sa adattarsi senza problemi alle misure delle sale e alle diverse concezioni espositive dei musei.

I modernissimi apparecchi LED Resclite, inseriti in modo ideale nei binari TECTON, rendono la luce di sicurezza del tutto invisibile durante la normale apertura del museo. In caso di emergenza però, gli efficienti LED diventano guide fidate con una distanza di riconoscimento di 16 metri.

Nelle vetrine invece trovano posto fibre ottiche con lenti speciali, di vari angoli di emissione, e filtri IR/UV. Come richiesto dal museo, le sorgenti sono illuminatori STARFLEX con lampada alogena QR-CB da 100W e riflettore dicroico che convoglia perfettamente la luce. Nelle bacheche Zumtobel ha inserito supporti Linaria, installati a filo superficie lungo le pareti di fondo: ne risultano sottili linee luminose che non disturbano l’aspetto d’insieme ma che conferiscono una piacevole luminosità agli spazi delle vetrine.

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Soluzioni illuminotecniche
Städel Museum
Francoforte, Germania
Committente: Städelsches Kunstinstitut, Francoforte (DE)
Architetto: schneider+schumacher, Francoforte (DE)
Progettazione illuminotecnica: Licht Kunst Licht AG, Bonn/Berlino (DE)
Progettazione impianti elettrici: Delta-Tech, Weiterstadt (DE)
Installazione impianti elettrici: Imtech, Rüsselsheim (DE)
Sin dall’inizio l’aspetto illuminotecnico è stato quello più importante nell’ampliamento sotterraneo del museo Städel a Francoforte. Collaborando con gli architetti dello studio schneider+schumacher e con i lighting designer dello studio Licht Kunst Licht, Zumtobel ha fornito una soluzione speciale realizzata su misura. Rispettando in pieno gli aspetti conservativi e con una luce diventata parte integrante dell’architettura.

La nuova ala espositiva, da 3.000 m2 di superficie, si trova sotto il giardino del palazzo centrale. Un soffitto di aspetto elegante e leggero ricopre il salone alto 8,20 m. Sebbene interrata, la nuova costruzione si nota anche da fuori. Infatti il giardino ora ha assunto una forma leggermente convessa, anche se comunque percorribile, caratterizzata da una geometrica disposizione di lucernari circolari che servono ad illuminare gli spazi sottostanti.

Il soffitto del sotterraneo, leggermente incurvato verso l’alto, è scandito da 195 lucernari rotondi di diametri che vanno da 1,5 a 2,5 m. Il salone ne ricava luce diurna e anche artificiale: i lucernari integrano infatti elementi anulari con LED di colorazione calda (2700K) e fredda (5000K). Si tratta di una soluzione speziale che Zumtobel ha sviluppato insieme ai lighting designer dello studio Licht Kunst Licht e agli architetti dello studio schneider+schumacher. Nelle ore serali, oppure quando il cielo è coperto, l’impianto di LED assicura un’illuminazione omogenea delle opere esposte.

Con l’impianto studiato su misura da Zumtobel è possibile esporre in un certo spazio opere altamente delicate, come ad esempio disegni su carta, e immediatamente accanto avere un altro spazio dove ci sono sculture. Infatti gli illuminamenti si ripartiscono da ogni singolo lucernario in funzione delle esigenze. Se c’è bisogno di esaltare singoli oggetti o pareti, si attivano faretti di proiezione Arcos LED provvisti di varie ottiche e collegati ai lucernari.

Volendo assicurare uno sfruttamento intelligente della luce diurna, i responsabili hanno scelto il sistema di gestione Luxmate Professional di Zumtobel: questo provvede a dosare la luce artificiale in funzione di quella naturale e allo stesso tempo anche in funzione della quantità massima di illuminamento che le opere esposte possono sopportare.

Zumtobel. La luce.

 

Staedel  

“Per un lavoro ben riuscito ci vuole una comunicazione intensa fra progettisti e produttori, un’intesa critica ed anche appassionata. Lo stupefacente risultato testimonia come tutto questo abbia funzionato bene.”
Andreas Schulz, amministratore dello studio, Licht Kunst Licht

 
Schumacher  

“Così come abbiamo progettato l’edificio, rimangono tutti i pregi che il museo Städel aveva già da prima. In più ci sono le nuove sale con i lucernari che spuntano dal prato di forma convessa, dall’esterno una vista spettacolare. Dal punto di vista tecnico, questi lucernari danno sostenibilità alla climatizzazione ma soprattutto alla luce, in buona parte naturale oppure in tecnologia LED.”
Michael Schumacher, architetto, schneider+schumacher

 
Staedel  

“Ci è stato affidato il compito di risolvere con una soluzione illuminotecnica globale una problematica complessa per qualità di luce, resa cromatica e aspetti conservativi. È stata la nostra esperienza in soluzioni su misura e la collaborazione con architetti e lighting designer a consentirci di sviluppare questo impianto LED molto particolare. Abbinando la tecnologia LED a comandi intelligenti siamo riusciti a ideare una concezione assolutamente individuale e flessibile, in grado di garantire la luce migliore in qualsiasi momento.”
Reinhardt Wurzer, direttore del reparto International Projects, Zumtobel Lighting

 

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Soluzioni illuminotecniche
La Festspielhaus di Erl
Erl, Austria
Committente: Strabag, Lukas Lang GmbH, Vienna (AT)
Architetto: Delugan Meissl Associated Architects, Vienna (AT)
Nelle immediate vicinanze della Festspielhaus di Erl, già esistente dal 1957, il famoso team di architetti Delugan Meissl ha creato un vero e proprio gioiello. Si tratta del secondo palcoscenico per i Festival del Tirolo che si svolgono ad Erl in estate, l’unico durante la stagione invernale. Il linguaggio architettonico netto di questo edificio di nuova costruzione sfrutta in modo particolare il paesaggio circostante. D’estate, grazie alla sua facciata scura, si fonde con la cornice boscosa delle montagne tirolesi e resta discretamente in secondo piano. Durante l’inverno, invece, quando la Passionsspielhaus con il suo colore chiaro fa tutt’uno con la natura innevata, l’edificio scuro è il protagonista. Un tale gioiello, con una superficie utile di 7.000 metri quadrati e più di 862 posti a sedere, richiede un concetto illuminotecnico globale e innovativo, che si integri nella straordinaria forma dell’edificio: ad esempio con la forte accentuazione delle nicchie cuneiformi presenti nelle pareti laterali della grande sala.

Circa 400 proiettori LED creano all’interno della Festspielhaus un’atmosfera festosa. Per l’illuminazione delle pareti e la brillante valorizzazione delle opere d’arte esposte nel foyer la scelta è caduta sul proiettore LED IYON; così si chiude il cerchio della collaborazione intrattenuta fin dai primissimi stadi del progetto tra Delugan Meissl e Zumtobel.

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Soluzioni illuminotecniche
Museo del Novecento
Milano, Italia
Committente: Comune di Milano, Milano (IT)
Architetto: Italo Rota, Fabio Fornasari, Milano (IT)
Progettazione illuminotecnica: Allessandro Perdetti, Milano (IT)
Installazione impianti elettrici: Cooperativa Cellini Impianti Tecnologici, Prato (IT)
Fotografie: Jürgen Eheim
Architettura di interni: Alessandro Perdetti, Milano (IT)
Appalto e piano esecutivo: Gruppo Rota: Italo Rota, Fabio Fornasari, Emmanuele Auxilia, Paolo Montanari
Luminosità interiore

Per lungo tempo il Palazzo dell’Arengario, nella milanese Piazza del Duomo, è rimasto nell’ombra. Trasformato ora in museo dedicato all’arte del Novecento, splende in una nuova luce. L’austera costruzione, risalente agli Anni ’30, è diventata uno stimolante polo d’attrazione culturale. Espone 400 opere che spaziano dal futurismo all’arte povera. Visitarle è come passeggiare attraverso la storia della città: messa in scena da una serie di quadri disposti ad hoc.

La facciata è rimasta quasi immutata – solo le finestre rotonde prima murate ora hanno il vetro – ma l’edificio dà comunque un’impressione di trasparenza, come se fosse retroilluminato e lasciasse intravedere la sua vita interna. Dalla grande vetrata riluce l’installazione luminosa di Lucio Fontana „Struttura al neon“, visibile fino alla piazza.

Per ottenere questa nuova apertura, la costruzione è stata quasi interamente sventrata. Oggi si presenta con una rampa che si avvita verso l’alto guidando i visitatori alle sale espositive. La vetrata che avvolge la rampa offre scorci che cambiano ad ogni passo, analogamente alla sequenza di un film. I punti luce seguono la struttura in due modi: con downlights incassati nel soffitto, per illuminare e delineare il percorso, e con minuscoli spot LED sul corrimano che proiettano verso l’interno una luce verde-blu.

La luce usata per strutturare assume un ruolo importante anche nei punti che uniscono i vari reparti del museo. Sono per esempio „portali di luce“ a disegnare gli accessi alle sale espositive. Si tratta di sottili moduli luminosi che si sostituiscono agli stipiti accentuando i passaggi fra una galleria e l’altra. Il sistema modulare CIELOS diffonde dal soffitto una luminosità omogenea che lascia protagoniste le opere d’arte. A seconda della geometria delle sale i moduli CIELOS sono disposti in composizioni quadrate o lineari, regolate dal sistema di comando centralizzato LUXMATE. Diversamente dalla luce estensiva delle gallerie, nelle zone di passaggio troviamo linee luminose verticali, inserite nelle pareti a filo superficie.

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soluzione illuminotecnica
Museo Tecnico di Vienna
Vienna, Austria
Committente: Museo Tecnico, Vienna (AT)
Illuminotecnica: Pokorny Lichtarchitektur, Vienna (AT)
Installazione impianti elettrici: Brüder Gros, Vienna (AT)
Soluzioni efficienti per esposizioni tecniche

Il Technisches Museum di Vienna è l’unico in tutta l’Austria che racconta la storia della tecnica e delle scienze naturali. Tutto l’impianto illuminotecnico del museo è stato ristrutturato con il motto «luce & clima». L’intervento ha permesso di ridurre la potenza impegnata del 70 per cento.

La nuova concezione combina luce diretta e indiretta con lo scopo di migliorare la qualità dell’illuminazione. La parte indiretta, integrata in canali di pregio architettonico, genera sugli oggetti un illuminamento di 40–50 Lux che può essere dimmerato. L’illuminazione supplementare d’accento è realizzata con faretti ARCOS funzionanti con lampade HIT da 20 o 35 Watt. Questa scelta comporta un massiccio risparmio energetico rispetto alla precedente soluzione con faretti alogeni da 100 Watt.

Nel museo sono installati complessivamente 1.400 faretti ARCOS suddivisi su tre livelli. Un altro pregio del nuovo impianto sta nel fatto di produrre meno calore, cosa che soprattutto in estate migliora radicalmente la temperatura all’interno del museo.

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Soluzione illuminotecnica:
MAXXI
Roma, Italia
Committente: Ministerio della cultura, Roma (IT)
Architetto: Zaha Hadid Architects, Zaha Hadid e Patrik Schumacher, Londra (GB)
Progettazione illuminotecnica: Equation Lighting, Londra (GB)
Progettazione impianti elettrici: Max Fordham and Partners, OK Design Group, Londra (GB)
Installazione impianti elettrici: Ciel Spa, Roma (IT)
Come una dinamica scultura

Il Museo nazionale delle arti del XXI secolo – MAXXI – si staglia come una scultura fatta di luci ed ombre. La luce del sole attraversa i tagli della costruzione di calcestruzzo proiettando nell’antistante piazzale forme e linee, interni ed esterni si uniscono con sottile raffinatezza. Dalle tettoie fuoriescono blocchi che guidano i visitatori nel foyer alto come l’edificio. Qui le scale e le passerelle si incrociano su cinque livelli, come una sorta di piazza verticale che mette in scena il flusso di movimenti. La luce naturale cade dal tetto di vetro al pavimento, accuratamente dosata da un apposito soffitto che nasconde un impianto di lampade fluorescenti. L’insieme è regolato in modo da fornire un’illuminazione generale sempre omogenea. La luce artificiale è sfruttata anche per mettere in evidenza la dinamica dei percorsi. Scale e rampe diventano elementi luminosi con scintillanti basi traslucide di vetro acrilico e pellicole che nascondono lampade fluorescenti.

La sontuosità del foyer prosegue nelle sale espositive. Pareti, corridoi, rampe e terrazze si susseguono in curve ed inclinazioni tanto variegate quanto sorprendenti. Le sale si snodano in parallelo, si incrociano, si restringono, si dipanano in più livelli e direzioni per poi ricongiungersi. La concezione illuminotecnica è incentrata sulla luce naturale, integrata da complessi soffitti luminosi che restituiscono con genuinità colori e superfici. Nelle strette travi reticolari in acciaio del soffitto, rivestite con elementi di cemento armato, si trovano tutti gli elementi tecnologici: queste travi sorreggono infatti le griglie esterne per la schermatura del sole e per la distribuzione della luce, i due piani in vetro e i rulli per l’oscuramento. Su entrambi i lati delle travi nervate, sotto una lastra di vetro acrilico traslucido, sono incorporate per tutta la lunghezza lampade fluorescenti che provvedono ad una illuminazione generale uniforme. Le schermature antisolari e l’intensità della luce sono regolate, a seconda delle condizioni desiderate, dal sistema di gestione LUXMATE Litenet. La parte inferiore delle travi integra un sistema di binari dove si possono montare altri faretti per l’illuminazione d’accento ma anche proiettori e pareti divisorie.

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soluzione illuminotecnica
Museum M
Leuven, Belgio
Committente: Autonoom Gemeentebedrijf Museum, Leuven (BE)
Architetto: Stéphane Beel Architecten, Gent (BE)
Progettazione impianti elettrici: RCR studiebureau, Herent (BE)
Installazione impianti elettrici: Spie NV, Zaventem (BE)
Fotografie: Toon Grobet
Nel labirinto dell’arte

Con la sua collezione di 46.000 opere che spaziano dall’arte medioevale a quella contemporanea, il museo M si propone come ponte che congiunge l’antico al moderno. „Secolare ma vitale“, è il motto della città di Leuven che ora vale anche per il nuovo museo: lo spazioso complesso si apre con più ingressi verso il centro storico, unisce stili architettonici di varie epoche, si rivela come animato spazio urbano.

Sono due i palazzi integrati nel museo M: quello della vecchia accademia e il Vander Kelen-Mertens-Palais, entrambi accuratamente ristrutturati nel rispetto della tutela artistica e collegati fluidamente a una nuova struttura moderna. In totale il labirintico complesso offre 6.500 metri quadrati di spazi espositivi. Alle parti antiche, dove spicca la variopinta sontuosità di stucchi e legni intagliati, si contrappone la sobria semplicità della costruzione nuova.

L’architetto ha rinunciato a locali monotoni e isolati, scegliendo invece percorsi ricchi di variazioni dove si alternano sale alte e basse, grandi e piccole. La concezione illuminotecnica tiene conto di ogni singolo ambiente valorizzandolo a seconda delle sue caratteristiche. Nelle salette antiche troviamo delicati binari SUPERSYSTEM appesi agli antichi soffitti di legno con funi quasi invisibili. Apparecchi wallwasher verticali forniscono accenti espressivi e flessibili agli oggetti esposti. All’illuminazione generale provvedono compatti binari trifase con faretti. Nelle più spaziose sale white-cube della parte nuova sono installati binari TECTON provvisti di spotlights TEMPURA in tecnologia LED. Questi permettono di regolare la temperatura di colore da 2.700 a 6.500 Kelvin a seconda delle opere esposte. Inoltre la luce LED non causa il degrado degli oggetti d’arte in quanto non contiene radiazioni termiche e UV.

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soluzione illuminotecnica
Castello di Neuschwanstein
Füssen, Germania
Committente: Bayerische Verwaltung der staatlichen Schlösser , Gärten und Seen,(Amministrazione bavarese dei castelli, parchi e laghi di stato) Munich (DE)
Installazione impianti elettrici: Ambos, Füssen (DE)
Luce regale

Ludovico II ne rimarrebbe entusiasta. Il re della Baviera era un uomo aperto alle innovazioni tecniche, ed anche nel suo castello di Neuschwanstein furono applicate parecchie idee sensazionali. Con un’illuminazione LED il castello si proietta nel ventunesimo secolo. Ora le sontuose sale sono illuminate con efficacia ma soprattutto senza rischi di degrado. Il progetto prevede che tutte le aree accessibili al pubblico saranno dotate progressivamente di soluzioni LED su misura.

La massima preoccupazione dei responsabili era il forte degrado cui venivano esposti antichi mobili, tessuti e pitture a causa dei raggi ultravioletti e infrarossi. Inoltre, per non stridere con l’atmosfera storica, era necessario nascondere il più possibile le sorgenti luminose. Gli amministratori hanno poi imposto di sfruttare solo punti di fissaggio già esistenti oppure di utilizzare dispositivi che non richiedano alcuna manomissione della sostanza antica.

Ciò che ha convinto fin da subito i responsabili è stato SUPERSYSTEM con le sue dimensioni miniaturizzate e l’assenza di radiazioni UV. Questo sistema LED vanta un’estrema sobrietà architettonica pur rivelandosi molto efficace anche da una certa distanza. Gli spot LED da soli 2,5 Watt sono equipaggiati con varie ottiche a seconda dell’effetto cercato. I magnifici colori nella cupola della sala del trono sono messi in luce dai faretti LED TEMPURA che permettono di regolare facilmente la temperatura di colore, variando da 3.000 a 6.500 Kelvin. Pertanto i responsabili possono perfezionare la regolazione in qualsiasi momento.

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soluzione illuminotecnica
HARPA Reykjavik
Reykjavik, Islanda
Architetto: Henning Larsen Architects, Kopenhagen (DK)
Progettazione illuminotecnica: Studio Olafur Eliasson, Berlin (DE)
Carico di energia e di emozioni come la stessa Islanda

La fi gura della nuova sala concerti “Harpa” si erge come un cristallo levigato di fronte alla costa frastagliata nei pressi del porto di Reykjavik. Gli elementi a nido d’ape della facciata si fondono in un mare iridescente composto da brillanti luci multicolore. Gli effetti dei rifl essi sulla superfi cie dell’acqua rafforzano l’associazione con un fenomeno naturale facendo pensare alle misteriose aurore boreali. Insieme all’artista danese- islandese Olafur Eliasson, che ha conferito al rivestimento esterno il suo aspetto caratteristico, lo studio di architetti Larsen Architects è riuscito in un progetto che arricchisce la cosmopolita capitale dell’Islanda di un luccicante centro per concerti e conferenze. Una luce blu proveniente da sorgenti luminose nascoste immerge lo spiazzo in un’atmosfera mistica e fi ltra attraverso le sezioni in vetro fi no ai locali interni. In collaborazione con Olafur Eliasson, l’azienda Zumtobel ha sviluppato un nuovo tipo di lampada che nella forma e nel colore si integra in maniera invisibile nella struttura a prisma illuminandola grazie ai LED. Dietro il rivestimento esterno cristallino, esperienze musicali attendono il visitatore immerse in nuove dimensioni. Con le sue tre gallerie la grande sala concerti arde di rosso fi ammeggiante ed è stata denominata Eldborg, uno dei più bei vulcani dell’Islanda il cui nome signifi ca “castello di fuoco”.

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