| Committente: | Städelsches Kunstinstitut, Francoforte/D |
| Architetto: | schneider+schumacher, Francoforte/D |
| Progettazione illuminotecnica: | Licht Kunst Licht AG, Bonn/Berlino/D |
| Progettazione impianti elettrici: | Delta-Tech, Weiterstadt/D |
| Installazione impianti elettrici: | Imtech, Rüsselsheim/D |
La nuova ala espositiva, da 3.000 m2 di superficie, si trova sotto il giardino del palazzo centrale. Un soffitto di aspetto elegante e leggero ricopre il salone alto 8,20 m. Sebbene interrata, la nuova costruzione si nota anche da fuori. Infatti il giardino ora ha assunto una forma leggermente convessa, anche se comunque percorribile, caratterizzata da una geometrica disposizione di lucernari circolari che servono ad illuminare gli spazi sottostanti.
Il soffitto del sotterraneo, leggermente incurvato verso l’alto, è scandito da 195 lucernari rotondi di diametri che vanno da 1,5 a 2,5 m. Il salone ne ricava luce diurna e anche artificiale: i lucernari integrano infatti elementi anulari con LED di colorazione calda (2700K) e fredda (5000K). Si tratta di una soluzione speziale che Zumtobel ha sviluppato insieme ai lighting designer dello studio Licht Kunst Licht e agli architetti dello studio schneider+schumacher. Nelle ore serali, oppure quando il cielo è coperto, l’impianto di LED assicura un’illuminazione omogenea delle opere esposte.
Con l’impianto studiato su misura da Zumtobel è possibile esporre in un certo spazio opere altamente delicate, come ad esempio disegni su carta, e immediatamente accanto avere un altro spazio dove ci sono sculture. Infatti gli illuminamenti si ripartiscono da ogni singolo lucernario in funzione delle esigenze. Se c’è bisogno di esaltare singoli oggetti o pareti, si attivano faretti di proiezione Arcos LED provvisti di varie ottiche e collegati ai lucernari.
Volendo assicurare uno sfruttamento intelligente della luce diurna, i responsabili hanno scelto il sistema di gestione Luxmate Professional di Zumtobel: questo provvede a dosare la luce artificiale in funzione di quella naturale e allo stesso tempo anche in funzione della quantità massima di illuminamento che le opere esposte possono sopportare.
Zumtobel. La luce.
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“Per un lavoro ben riuscito ci vuole una comunicazione intensa fra progettisti e produttori, un’intesa critica ed anche appassionata. Lo stupefacente risultato testimonia come tutto questo abbia funzionato bene.” |
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“Così come abbiamo progettato l’edificio, rimangono tutti i pregi che il museo Städel aveva già da prima. In più ci sono le nuove sale con i lucernari che spuntano dal prato di forma convessa, dall’esterno una vista spettacolare. Dal punto di vista tecnico, questi lucernari danno sostenibilità alla climatizzazione ma soprattutto alla luce, in buona parte naturale oppure in tecnologia LED.” |
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“Ci è stato affidato il compito di risolvere con una soluzione illuminotecnica globale una problematica complessa per qualità di luce, resa cromatica e aspetti conservativi. È stata la nostra esperienza in soluzioni su misura e la collaborazione con architetti e lighting designer a consentirci di sviluppare questo impianto LED molto particolare. Abbinando la tecnologia LED a comandi intelligenti siamo riusciti a ideare una concezione assolutamente individuale e flessibile, in grado di garantire la luce migliore in qualsiasi momento.” |
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| Committente: | Museo Tecnico, Vienna / AT |
| Illuminotecnica: | Pokorny Lichtarchitektur, Vienna / AT |
| Installazione impianti elettrici: | Brüder Gros, Vienna / AT |
| Committente: | Comune di Milano, Milano (I) |
| Architetto: | Italo Rota, Fabio Fornasari, Milano (I) |
| Progettazione illuminotecnica: | Allessandro Perdetti, Milano (I) |
| Installazione impianti elettrici: | Cooperativa Cellini Impianti Tecnologici, Prato (I) |
| Fotografie: | Jürgen Eheim |
| Architettura di interni: | Alessandro Perdetti, Milano/I |
| Appalto e piano esecutivo: | Gruppo Rota: Italo Rota, Fabio Fornasari, Emmanuele Auxilia, Paolo Montanari |
La facciata è rimasta quasi immutata – solo le finestre rotonde prima murate ora hanno il vetro – ma l’edificio dà comunque un’impressione di trasparenza, come se fosse retroilluminato e lasciasse intravedere la sua vita interna. Dalla grande vetrata riluce l’installazione luminosa di Lucio Fontana „Struttura al neon“, visibile fino alla piazza.
Per ottenere questa nuova apertura, la costruzione è stata quasi interamente sventrata. Oggi si presenta con una rampa che si avvita verso l’alto guidando i visitatori alle sale espositive. La vetrata che avvolge la rampa offre scorci che cambiano ad ogni passo, analogamente alla sequenza di un film. I punti luce seguono la struttura in due modi: con downlights incassati nel soffitto, per illuminare e delineare il percorso, e con minuscoli spot LED sul corrimano che proiettano verso l’interno una luce verde-blu.
La luce usata per strutturare assume un ruolo importante anche nei punti che uniscono i vari reparti del museo. Sono per esempio „portali di luce“ a disegnare gli accessi alle sale espositive. Si tratta di sottili moduli luminosi che si sostituiscono agli stipiti accentuando i passaggi fra una galleria e l’altra. Il sistema modulare CIELOS diffonde dal soffitto una luminosità omogenea che lascia protagoniste le opere d’arte. A seconda della geometria delle sale i moduli CIELOS sono disposti in composizioni quadrate o lineari, regolate dal sistema di comando centralizzato LUXMATE. Diversamente dalla luce estensiva delle gallerie, nelle zone di passaggio troviamo linee luminose verticali, inserite nelle pareti a filo superficie.
| Committente: | Städtischer Museumsverein, Francoforte (DE) |
| Architetto: | Kühn Malvezzi, Berlino/DE |
| Progettazione illuminotecnica: | Supersymetrics |
Per quanto riguarda l’illuminazione generale, i soffitti luminosi presenti in molte sale sono stati radicalmente ristrutturati. Ora gli apparecchi TECTON, con lampade fluorescenti di tonalità calda o diurna nascoste dietro a lastre di vetro satinato, diffondono una luminosità simile a quella del giorno. Le opere esposte sono messe in risalto da SUPERSPOT LED, imbattibili in termini di risparmio energetico. Le sculture ne ricavano una messa a fuoco di assoluta precisione senza peraltro essere disturbate dalla presenza di voluminosi proiettori alogeni. Gli oggetti sono illuminati alla perfezione da distanze che vanno dai cinque ai sei metri, con soli 2,5 Watt per faretto oppure 5 Watt nel caso di doppi faretti, contro i 50 Watt che si rendevano indispensabili sino ad ora.
Disposti a gruppi di tre nei binari TREN installati lungo il perimetro, oltre 2.000 spot LED regolabili garantiscono la massima flessibilità in ogni cambiamento espositivo.
Nelle sale senza soffitti luminosi il sistema TREN è provvisto di una componente aggiuntiva per luce indiretta. In questo modo le lampade fluorescenti puntate sui soffitti conferiscono agli spazi una nuova dimensione. I precedenti apparecchi a sospensione sono stati sostituiti da nuovi apparecchi sferici tecnicamente superiori. Tale integrazione dei SUPERSPOT LED perfeziona la luce generale e dona un elegante accento alle sculture.
L’impianto è governato dal sistema di gestione LUXMATE Professional. Per seguire l’atmosfera della luce diurna, luminosità e temperatura di colore dei soffitti luminosi vengono adattate con una programmazione basata sugli orari.
| Committente: | Denmarks Radio, Kopenhagen/DK |
| Architetto: | Ateliers Jean Nouvel, Paris/F |
| Progettazione illuminotecnica: | Atelier Yann Kersalé, Paris/F |
| Fotografie: | Zumtobel: Torben Petersen; Danish Radio: Bjarne Bergius Hermansen, Agnete Schlichtkrull |
L’imponente scena si apre ai visitatori come la porta di un garage, dischiudendo un cielo stellato che immerge nell’atmosfera dell’imminente evento. Il luccicante effetto proviene da 1.600 LED, forniti da LEDON, inseriti nell’enorme soffitto perforato acustico di 300 m2. Il foyer invece è animato da proiezioni, brevi filmati e motivi musicali, sempre attivati anche se non ci sono eventi particolari. Per rendere possibili queste proiezioni con la necessaria intensità, Zumtobel ha sviluppato un proiettore di gobo particolarmente potente.
La sala da concerto principale è rivestita per intero nelle calde tonalità del legno. Qui l’architettura diventa scenario, l’ambiente paesaggio. Le balconate che sporgono come terrazze caratterizzano la sala su cui troneggia l’organo. Visivamente la scena raggiunge il culmine con la luce: prima soffusa come un virtuale tramonto, poi simile al lume di candela ad accompagnare l’esibizione musicale. Effetti tanto raffinati sono possibili grazie ad una serie di soluzioni speciali: per esempio gli apparecchi incassati nel pavimento che immergono le balconate in una morbida luminosità. Lungo i bordi in alto è un impianto di file continue a simulare la luce diurna, mettendo in scena fra l’altro un enorme dipinto a parete. Nel centro della sala si trova un gigantesco drappo fonoassorbente abbinato a wallwasher per una solenne luce indiretta. Complessivamente l’impianto è formato da 800 apparecchi, in parte suddivisi in gruppi, gestiti dal sistema LUXMATE che compone le scenografie preferite. In fase di studio del progetto è stato essenziale l’ausilio del programma interattivo Vivaldi, in grado di visualizzare gli effetti facilitando le decisioni ad architetti ed utenti. In pratica un concerto virtuale, con una simulazione tridimensionale della sala, quale momento culminante dei lavori. Fortemente applaudito da architetti, progettisti, rappresentanti dell’utenza e direttore d’orchestra.
| Committente: | Autonoom Gemeentebedrijf Museum, Leuven/B |
| Architetto: | Stéphane Beel Architecten, Gent/B |
| Progettazione impianti elettrici: | RCR studiebureau, Herent/B |
| Installazione impianti elettrici: | Spie NV, Zaventem/B |
| Fotografie: | Toon Grobet |
Sono due i palazzi integrati nel museo M: quello della vecchia accademia e il Vander Kelen-Mertens-Palais, entrambi accuratamente ristrutturati nel rispetto della tutela artistica e collegati fluidamente a una nuova struttura moderna. In totale il labirintico complesso offre 6.500 metri quadrati di spazi espositivi. Alle parti antiche, dove spicca la variopinta sontuosità di stucchi e legni intagliati, si contrappone la sobria semplicità della costruzione nuova.
L’architetto ha rinunciato a locali monotoni e isolati, scegliendo invece percorsi ricchi di variazioni dove si alternano sale alte e basse, grandi e piccole. La concezione illuminotecnica tiene conto di ogni singolo ambiente valorizzandolo a seconda delle sue caratteristiche. Nelle salette antiche troviamo delicati binari SUPERSYSTEM appesi agli antichi soffitti di legno con funi quasi invisibili. Apparecchi wallwasher verticali forniscono accenti espressivi e flessibili agli oggetti esposti. All’illuminazione generale provvedono compatti binari trifase con faretti. Nelle più spaziose sale white-cube della parte nuova sono installati binari TECTON provvisti di spotlights TEMPURA in tecnologia LED. Questi permettono di regolare la temperatura di colore da 2.700 a 6.500 Kelvin a seconda delle opere esposte. Inoltre la luce LED non causa il degrado degli oggetti d’arte in quanto non contiene radiazioni termiche e UV.
| Committente: | Ministerio della cultura, Roma/I |
| Architetto: | Zaha Hadid Architects, Zaha Hadid e Patrik Schumacher, Londra/UK |
| Progettazione illuminotecnica: | Equation Lighting, Londra/UK |
| Progettazione impianti elettrici: | Max Fordham and Partners, OK Design Group, Londra/UK |
| Installazione impianti elettrici: | Ciel Spa, Roma/I |
| Committente: | Ministero della Cultura danese, Copenaghen/DK |
| Architetto: | Lundgaard & Tranberg, www.lundgaardtranberg.dk, Copenaghen/DK |
| Progettazione impianti elettrici: | COWI A/S, partner Bernt Wangy, www.cowi.dk, Kongens Lyngby/DK |
| Committente: | Bayerische Verwaltung der staatlichen Schlösser , Gärten und Seen,(Amministrazione bavarese dei castelli, parchi e laghi di stato) Monaco/Ger |
| Installazione impianti elettrici: | Ambos, Füssen/Ger |
La massima preoccupazione dei responsabili era il forte degrado cui venivano esposti antichi mobili, tessuti e pitture a causa dei raggi ultravioletti e infrarossi. Inoltre, per non stridere con l’atmosfera storica, era necessario nascondere il più possibile le sorgenti luminose. Gli amministratori hanno poi imposto di sfruttare solo punti di fissaggio già esistenti oppure di utilizzare dispositivi che non richiedano alcuna manomissione della sostanza antica.
Ciò che ha convinto fin da subito i responsabili è stato SUPERSYSTEM con le sue dimensioni miniaturizzate e l’assenza di radiazioni UV. Questo sistema LED vanta un’estrema sobrietà architettonica pur rivelandosi molto efficace anche da una certa distanza. Gli spot LED da soli 2,5 Watt sono equipaggiati con varie ottiche a seconda dell’effetto cercato. I magnifici colori nella cupola della sala del trono sono messi in luce dai faretti LED TEMPURA che permettono di regolare facilmente la temperatura di colore, variando da 3.000 a 6.500 Kelvin. Pertanto i responsabili possono perfezionare la regolazione in qualsiasi momento.
| Committente: | Stato Bavarese, Ministero bavarese per scienza, ricerca ed arte, Monaco/D |
| Architetto: | Sauerbruch Hutton, Berlino/D |
| Progettazione impianti elettrici: | Zibell, Willner und Partner, Monaco/D |
Il committente chiedeva un museo fatto di luce diurna, costruito seguendo i criteri più moderni di efficienza energetica ma senza finestre. Gli architetti hanno risposto ideando una concezione di luce diurna che entra verticalmente in tutti i piani. L’involucro dell’edificio, quasi del tutto chiuso, deve la sua vivacità a 36.000 profili di ceramica vetrinata in 23 colori. Questa stravagante ottica esterna contribuisce anche all’efficienza energetica: infatti le barre di ceramica vetrinata riflettono la luce solare impedendo che l’edificio si riscaldi.
Tutte le gallerie espositive hanno pareti bianche e pavimentazioni di massiccio rovere danese: in altre parole una cornice sobria per le opere d’arte, in prevalenza appese alle pareti. Le file continue TECTON installate verticalmente conferiscono un’originale luminosità alla galleria trasversale alta sette metri. Al piano superiore la luce diurna entra senza problemi, mitigata da un soffitto di tessuto traslucido. Anche nel salone interrato, alto sempre sette metri, arriva luce naturale grazie a uno sfasamento della pianta. Qui gli apparecchi TECTON integrano la luminosità distribuendola uniformemente. Nelle adiacenti salette sono montati faretti LED TEMPURA con cambio di colori: le preziose sculture e i quadri spiccano in tutto il loro splendore pur senza rischiare il degrado dovuto a radiazioni IR o UV. Nel foyer un piccolo ristorante invita a sostare. Dai soffitti pendono sottili linee luminose LED che aiutano a rilassarsi. Si tratta di apparecchi speciali di design, sviluppati insieme allo studio degli architetti.
| Committente: | Marianne Langen, Meerbusch (D) |
| Architetto: | Tadao Ando, Osaka (JP) |
| Progettazione impianti elettrici: | Hans-Peter Bayer Ingenieurbüro, Kaarst Büttgen (D) |
| Installazione impianti elettrici: | Jürgen Lassig Gmbh & Co. KG, Geilenkirchen (D) |
| Fotografie: | Udo Kowalski, Wuppertal/D, Bernie Boess, Wenen (AT) |
Inserita con armonia nel paesaggio circostante, la Langen Foundation è una struttura di cemento chiusa da elementi d’acciaio e vetro. Questo nuovo centro espositivo sorge sul terreno di un’ex base missilistica. Il progetto è del celebre architetto giapponese e premio Pritzker Tadao Ando. I 900 m2 di area presentano mostre temporanee e opere d’arte della collezione privata Langen. Tadao Ando sfrutta consapevolmente le vecchie barriere delle rampe di lancio racchiudendovi un „cosmo del silenzio“.
Le linee di luce avvolgono l’edificio conferendogli un aspetto leggero, esaltato dai riflessi del lago che lo fanno apparire come senza peso.
Nella sezione d’arte giapponese le opere sono messe in risalto dai faretti XENO, in piena sintonia con la tradizione del museo. Per l’ingresso e la reception sono stati scelti downlights PANOS che assicurano un’illuminazione uniforme e di ottima qualità.
XENO
PANOS
| Committente: | Siegfried Weishaupt |
| Architetto: | wwa, Wöhr Heugenhauser, Monaco |
| Progettazione illuminotecnica: | a-g Licht, Bonn |
La Kunsthalle Weishaupt offre al pubblico una delle più significative collezioni private tedesche di arte contemporanea. Il nuovo edificio che la accoglie è un’irresistibile costruzione moderna che ridefinisce il centro della città di Ulm. Anche se imponente, si inserisce con eleganza nel contesto urbano. Il merito è soprattutto dell’ingresso, chiuso solo da vetrate, che ai passanti lascia intravedere la scena artistica all’interno.
Nello sviluppo della concezione illuminotecnica si è cercato un sistema che fosse sobrio ma anche integrato efficacemente nell’architettura dell’edificio. Inoltre si considerava prioritario lo sfruttamento della luce diurna, da integrare con quella artificiale solo in caso di necessità. A tale scopo è stato ideato uno speciale tetto a shed che sfrutta in pieno la luce naturale ma permette di tenerne sempre sotto controllo la quantità. L’impianto d’illuminazione è realizzato con file continue TECTON TETRIS a fascio libero inserite nel tetto a shed. Gli apparecchi proiettano la luce sugli shed che la riflettono dando l’impressione che sia luce del giorno. Al momento del tramonto il sistema di comando accende l’illuminazione artificiale facendola aumentare lentamente mano a mano che si fa buio.
L’illuminazione generale indiretta è completata dai singoli accenti di luce sulle opere esposte, realizzati con faretti VIVO. La luce diffusa e quella d’accento si compongono formando effetti di grande interesse, ideali per mettere in scena l’arte. Alcuni faretti, di produzione speciale, sono provvisti di telecamere: un elegante sistema per la necessaria funzione di sorveglianza senza aggiungere ulteriori elementi che disturbino.
Al piano inferiore l’idea del tetto a shed è ripresa con una serie di fessure nel soffitto, sempre illuminato da file continue TECTON TETRIS. Nelle stesse fessure sono montati anche i faretti VIVO per la luce d’accento.
| Committente: | Dornier Stiftung für Luft- und Raumfahrt, Monaco/D |
| Architetto: | Allmann Sattler Wappner Architekten, Monaco/D |
| Progettazione illuminotecnica: | James Turell |
| Illuminotecnica: | Belzner Holmes, Heidelberg (D) |
| Progettazione impianti elettrici: | Rable + Partner, Reutlingen (D) |
Ad accogliere i visitatori è un luminoso foyer. Le file continue TECTON e gli apparecchi a sospensione VIVO creano un’invitante atmosfera. Dallo spazioso atrio, provvisto di caffetteria e shop, si accede al cosiddetto museumbox che in undici sale racconta la storia della società Dornier e le tappe dell’aeronavigazione. Modelli di aerei, schizzi e molte altre testimonianze storiche sono esposte nelle vetrine illuminate con precisione da supporti luminosi e compatti spot LED. Il progetto illuminotecnico, che non si avvale della presenza di finestre, riesce comunque a suddividere le sale espositive in zone più scure e più chiare che danno vivacità alla mostra e spicco ai singoli oggetti. L’hangar vero e proprio presenta il fulcro del museo, vale a dire una serie di velivoli storici fra cui alcune autentiche rarità. Qui gli apparecchi SLOTLIGHT con schermature speciali assicurano un’illuminazione omogenea e priva di ombre.
La scenografia notturna della facciata esterna è opera di James Turrell: un’opera d’arte luminosa che con i suoi armoniosi cambi di colori colpisce il visitatore facendolo vivere in una nuova dimensione. Con un innovativo sistema di comando a 16 bit è possibile ottenere milioni di colori, ossia una libertà praticamente illimitata nelle composizioni di luce.